Trevi Finanziaria: conti in rosso, banche alla porta

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Trevi Finanziaria verso ricapitalizzazione e ristrutturazione del debito per sopravvivere. Azioni giù del 60% in meno di tre mesi

La situazione è critica, ma non ancora del tutto compromessa: da qui in avanti sarà fondamentale non commettere altri errori. È il parere prevalente tra gli analisti che seguono Trevi Finanziaria Industriale, holding attiva nell’ingegneria del sottosuolo e nella progettazione e produzione di macchinari e attrezzature specialistiche del settore e nella ricerca e perforazione di gas, acqua e petrolio.

Un gruppo che, pur essendo presente in quaranta Paesi con 6 mila dipendenti, scrive Affari&Finanza di Repubblica, non ha saputo dotarsi di una presenza equilibrata tra le varie aree del pianeta, condizione fondamentale per cavalcare i differenti cicli congiunturali e calibrare il timing delle trivellazioni, con il risultato che oggi si trova a fare i conti con un pesante deficit di capitale.

A metà novembre il consiglio d’amministrazione ha rinviato l’approvazione della trimestrale, dopo aver preso atto delle incertezze circa l’esito delle negoziazioni in corso con le banche sul debito. È stato immediato il crollo del titolo in Piazza Affari. Il calo è proseguito anche nelle ultime sedute, portando la performance da inizio anno in calo di quasi il 60%.

Dalla società al momento non si espongono, anche perché è in corso la ricerca di un chief restructuring officer, chiamato a ripensare profondamente il posizionamento sul mercato, mentre si valutano interventi di rafforzamento patrimoniale della società. Serve un accordo di ristrutturazione del debito delle banche e sembra scontato che almeno una parte venga convertito in patrimonio. Questo significa che la famiglia imprenditoriale Trevisani, precisa il giornale, dovrà diluirsi. Ma l’esito delle negoziazioni non è scontato, dato che i nuovi ordini si stanno al contempo riducendo e gli istituti di credito non possono indubbiamente concedere deleghe in bianco.

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