Tobin Tax “discriminatoria e illegale”. Il Consiglio Ue getta nel caos l’Italia

I servizi legali avrebbero dato parere negativo sulla Tobin Tax voluta dagli 11 stati della "cooperazione rafforzata". Diversi gli aspetti nel mirino dei giuristi. Replica la Commissione: ripresenteremo la proposta, è legale

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Tobin Tax ItaliaSi riaccende la battaglia interna alla UE sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, che prende il nome dell’economista e Premio Nobel, James Tobin, che per primo la propose negli anni Settanta. Secondo un’indiscrezione riportata dal Financial Times, in possesso di un documento confidenziale, gli esperti legali del Consiglio UE avrebbero bocciato la tassa, sostenendo che essa sarebbe “discriminatoria” e “illegale” in alcuni aspetti chiave.

Anzitutto, nel mirino dell’ufficio legale ci sarebbe la previsione per cui la tassazione scatta sugli strumenti emessi da una società con residenza in uno degli undici stati membri della cosiddetta “cooperazione rafforzata” (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Spagna), indifferentemente dal luogo in cui avviene la transazione. Tale proposta violerebbe il principio di extra-territorialità, come già sostenuto dalla Gran Bretagna, oltre che i trattati internazionali sulle questioni fiscali. In più, il provvedimento sarebbe ritenuto discriminatorio nei confronti degli stati non partecipanti all’accordo e lesivo della concorrenza.

Da Bruxelles, la replica è stata affidata al portavoce per gli Affari fiscali, Algirdas Semeta, secondo cui la Commissione ritiene che la proposta poggi su basi solide e legali e ha intenzione di ripresentarla, rimarcando come il parere degli esperti sia solo parziale e non cambi la posizione di Bruxelles.

Ma lo stop del Consiglio UE potrebbe avere già messo fine a una delle norme fiscali più contestate di sempre in seno all’Unione, tanto che solo 11 dei 28 stati membri si sono impegnati ad introdurre la tassa. E tra questi, non tutti hanno aderito sin da subito. L’Italia è stata la più “virtuosa”, prevedendola sin dallo scorso mese di marzo sulle azioni e dal mese di settembre sui derivati e le transazioni ad alta frequenza.

 

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Ma clamorosa è stata la giravolta della Germania, che per prima aveva insistito con Angela Merkel per introdurla a livello europeo e una volta approvata dalla “cooperazione rafforzata”, Berlino avrebbe spostato alle calende greche l’avvio della tassa nel paese, sostenendo che sarebbero necessari appropriati approfondimenti sugli effetti (Tobin Tax, la Germania rinvia. L’Italia resta con il cerino in mano?).

La Commissione ha previsto per gli undici stati aderenti una tassazione allo 0,1% per le azioni e i titoli di stato e allo 0,01% per i contratti derivati.

 

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L’Italia ha introdotto una tassazione sui saldi azionari quotidiani allo 0,12% da marzo (0,1% dall’1 gennaio 2014) e allo 0,22% sui contratti derivati e sulle negoziazioni “high frequency”. Qualora la proposta della Commissione fosse bocciata in via definitiva e si arrivasse a una sospensione della Tobin per la “cooperazione rafforzata”, l’Italia rimarrebbe insieme alla Francia l’unica grande realtà dove le transazioni finanziarie vengono tassate, acuendo le possibili fughe degli investimenti da Piazza Affari. Ma non sarebbe immediato nemmeno togliere tale tassazione, visto che lo stato ha iscritto a bilancio un gettito presumibile di 800 milioni di euro, anche se si stanno mettendo in conto introiti inferiori alle attese già prudenziali. Cifre di scarso rilievo, intendiamoci, pari allo 0,05% del pil o anche meno. Ma in questa fase di fratture politiche sugli spiccioli non sarebbe difficile immaginare che possa saltare il banco sulle noccioline.

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