Telecom Italia, fusione con 3 Italia e spin-off rete sotto i riflettori

Cresce l'attesa per il cda di Telecom Italia in agenda il prossimo giovedì. La compagnia potrebbe prendere ancora tempo sulla separazione della rete e sulla fusione con 3 Italia

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

C’è attesa per il cda di giovedì di Telecom Italia, anche se con l’avvicinarsi della riunione del board si riducono le speranze che si sblocchi almeno una delle due situazioni su cui si concentra la maggiore attenzione mediatica e degli investitori in questa fase: lo spin-off tra rete e compagnia e l’integrazione con 3 Italia dei cinesi di Hutchison Whampoa.

 

Scorporo rete Telecom Italia: troppi i punti interrogativi, meglio rinviare tutto?

Sul primo punto, pare che i consiglieri di amministrazione siano tentati dal rimandare la questione decisiva al prossimo incontro, al fine di prendere tempo. Il presidente Franco Bernabè, d’altronde, aveva avvertito che nel caso in cui il board si fosse espresso in un senso o nell’altro, l’operazione avrebbe subito un’accelerazione. Il dibattito è duplice: conviene o meno separare la rete fissa dal servizio? Se sì, attraverso una divisione o accollandola a una società terza?

 

Fusione Telecom 3 Italia: il governo italiano contrario al controllo cinese

In quest’ultima ipotesi entrerebbe in gioco la Cdp, anche perché la questione s’intreccia fortemente con l’altro punto all’ordine del giorno, la continuazione delle trattative con i cinesi per l’integrazione con 3 Italia. Difficilmente il governo italiano potrebbe acconsentire che un asset considerato strategico, come la rete fissa, possa essere controllato da un socio straniero. Da qui, l’incontro di ieri tra il premier Enrico Letta e il presidente Bernabè, al fine di valutare il destino della rete.

 

Il giudizio degli analisti

Lo scorporo non è considerato unanimemente catalizzatore di valore positivo. In altri termini, non tutti gli analisti ritengono che le azioni Telecom dovrebbero valere di più, se la rete fosse scorporata dalla gestione del servizio. La pensa così Nomura, che ha tagliato il target price da 0,68 a 0,58 euro con giudizio reduce, valutando anche bassa la probabilità di un ingresso dei cinesi nell’azionariato Telecom (Telecom Italia: Nomura abbassa il Target Price, rating inalterato).

Spin-off come catalizzatore moderatamente positivo, invece, per Equita Sim, che mantiene un rating buy e target price a 0,75 euro, grazie alla possibilità di procedere a un probabile deleverage accelerato.

Nomura, tuttavia, spiega come non ci sarebbero le condizioni per valutare positivamente l’operazione al pari di Open Reach di British Telecom. Infatti, si fa notare come l’Italia sia il paese in Europa dove si sta registrando il maggior numero di passaggi da fisso a mobile, a causa dell’aumento dei prezzi del primo e il taglio dei prezzi del secondo. E uno studio condotto dall’Università Bocconi per CorrierEconomia evidenzia come nemmeno la fusione con 3 Italia darebbe slancio alla compagnia, che rischia di restare un nano nella competizione internazionale e di procrastinare il problema del debito anche per i prossimi cinque anni, quando bisognerebbe guardare ai mercati più grossi, come India, Pakistan, Iran, Indonesia, l’Africa.

 

Hutchison Whampoa Telecom Italia: le condizioni del matrimonio

E andando al secondo punto, quello relativo alle trattative con i cinesi, la questione si starebbe complicando. In particolare, Hutchison Whampoa sarebbe disposta ad entrare nel capitale di Telecom, solo a patto che si esprima a favore Telco,principale azionista Telecom con il 22,45%, partecipata Telefonica, Mediobanca, Intesa e Generali. In sostanza, i cinesi chiedono che l’attuale socio di maggioranza riconosca loro l’ingresso in qualità di nuovi soci di controllo, mentre Telco non si dovrebbe esprimere prima che questi propongano un’offerta formale. Un cane che si morde la coda, insomma. La situazione potrebbe sbloccarsi solo nel caso in cui l’offerta avvenisse a un valore tale da consentire agli spagnoli di Telefonica, i più riottosi alla perdita del controllo, di uscire dal capitale senza incorrere in ulteriori minusvalenze, dopo che hanno iscritto a bilancio la quota a un prezzo pari a circa il doppio le quotazioni attuali

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