Telecom Italia è da comprare. Tutte le ragioni della promozione del titolo

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Telecom, titolo promosso da EquitaGli analisti di Equita sim hanno alzato il target price del titolo Telecom Italia da 0,75 a 0,98 euro e il relativo rating da hold a buy. In più, hanno inserito le azioni della compagnia italiana nel loro portafoglio principale con peso pari a 450 punti base.

Con questo nuovo target, l’istituto ha portato anche per Telecom il rapporto tra prezzo e utili a 14 dal 10 attuale, innalzandolo in linea con i multipli dei competitor.

Certo, l’ex monopolista presenta in confronto ad altre compagnie un alto livello di indebitamento, ma ha anche un appeal speculativo, dovuto a diverse ragioni.

Gli aspetti positivi in Telecom

Anzitutto, l’affaire Tim Brasil. Alcune indiscrezioni vorrebbero che la banca d’affari BTG Pactual e la compagnia messicana America Movil del magnate Carlos Slim stiano preparando un’offerta da presentare a Telecom Italia per l’acquisizione di Tim Brasil, l’asset detenuto dalla compagnia italiana al 67% e che potrebbe farle incassare anche 9 miliardi di euro o più.

La questione s’intreccia con il conflitto d’interesse di Telefonica, la compagnia spagnola salita al 66% di Telco, la holding che controlla Telecom al 22,4% e che al contempo è a capo di Vivo, primo operatore mobile in Brasile con una quota di mercato del 28,5%. L’antitrust brasiliano, Cade, ha intimato agli spagnoli di cedere Vivo o, in alternativa, di ridurre la partecipazione in Telecom. Con la vendita di Tim Brasil, invece, si risolverebbe il tutto, anche se Telecom perderebbe un asset in crescita per fatturato e abbonati.

Altro fattore che porta a considerare il titolo Telecom positivamente, spiega Equita, è la possibile trasformazione della compagnia in una public company, ossia ad azionariato diffuso, specie a partire dal prossimo cda del 6 febbraio, quando dovrebbe essere affrontata anche la questione della governance.

In particolare, ad aprile potrebbe vararsi quella riforma del sistema di voto del board, eliminando la previsione dello statuto, per cui la lista di maggioranza si prende automaticamente i 4/5 dei consiglieri. Si dovrebbe andare verso un sistema proporzionale, a garanzia dei piccoli azionisti.

Gioca in favore di Telecom, così come di tutte le grandi compagnie europee, il processo di fusione che dovrebbe procedere nei prossimi mesi, anche su spinta della Commissione UE, visto che in Europa vi sono 100 operatori mobili controllati da 40 operatori, mentre in America ve ne sono solo 4.

In più, dall’autunno s’intravede una stabilizzazione dei prezzi per il mobile domestico, dopo anni di cali che hanno ridotto i margini delle compagnie. Per non parlare del possibile scioglimento anticipato a giugno di quest’anno del patto in Telco, che scade formalmente nel febbraio del 2015.

Telefonica è al 66% della holding, ma al 46% dei relativi diritti di voto, avendo dovuto bloccare la sua ascesa, dopo le considerazioni svolte dal Cade. Pertanto, essa detiene in Telecom per ora solo il 10% circa dei diritti di voto sull’intero capitale, rendendo la compagnia ancora abbastanza scalabile da altri azionisti attuali o da subentranti.

 

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