Telecom: governo pronto a intervenire. Consob: “rischio reputazionale per Italia”

Tra le ipotesi al vaglio, lo scorporo della rete e una nuova normativa su Opa. Ma la Consob avverte: rischio reputazionale per l'Italia. Problemi per l'ingresso della Cdp nella rete

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Telecom Italia TelefonicaIl governo Letta sarebbe pronto ad intervenire, per impedire che un asset strategico nazionale, come la rete telefonica, possa essere controllata da un soggetto industriale straniero. Non va giù a grossa parte del mondo politico ed economico, infatti, che gli spagnoli di Telefonica abbiano trovato un accordo con i soci italiani in Telco, per arrivare a controllare Telecom fino al 22,4%. Due le ipotesi maggiormente discusse in queste ore dentro all’esecutivo: avvalersi dei poteri previsti dalla cosiddetta “golden power”, poiché si tratta di azienda privatizzata e a capo di asset strategici; revisione della normativa sulle Opa, ossia le offerte pubbliche di acquisto.

 

Scorporo rete Telecom Italia e ruolo della Cdp

Sul primo punto, il governo potrebbe esercitare la facoltà di impedire che la rete sia trasferita in capo a un soggetto indesiderato, al fine di preservare l’interesse pubblico di un impianto sensibile. L’intervento avverrebbe obbligando Telecom allo scorporo della rete. Quest’ultima sarebbe rilevata per una quota dalla Cdp, che immettendovi qualcosa come un paio di miliardi, potrebbe supportare gli investimenti in fibra ottica, che progressivamente sostituirebbe la fibra in rame, consentendo una velocità maggiore per le connessioni ad internet. Il punto è che difficilmente Telefonica sarebbe disposta a cedere la maggioranza assoluta della società di controllo della rete, perché l’asset serve a consolidare il bilancio, gravato da 28,8 miliardi di debiti. Né la Cdp si è mai mostrata intenzionata a rilevare una quota maggiore del 20-25%. La rete viene oggi stimata in 9-15 miliardi, ma la Cdp potrebbe rilevarne una quota di minoranza, attraverso il suo Fondo strategico italiano, che a sua volta conferirebbe la partecipazione alla controllata Metroweb. Uno schema tutt’altro che semplice.

 

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Normativa Opa, una revisione troppo tardiva?

Quanto alla revisione della normativa dell’Opa, contenuta nel T.U.F del 1998, la cosiddetta “legge Draghi” prevede l’obbligo per un soggetto di lanciare un’offerta pubblica di acquisto, quando sale ad almeno il 30% delle azioni di una società. Obbligo che, a certe condizioni, può essere escluso dalla Consob, com’è avvenuto recentemente con Unipol su Fondiaria Sai.

Si parla di abbassare la soglia, in modo da fare scattare prima l’obbligo, anche perché Telefonica salirebbe non oltre il 22,4%. Ma la revisione non si applicherebbe agli spagnoli, qualora fosse realizzata, tranne che non si proceda con un decreto d’urgenza. E il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha parlato di “rischio reputazionale”, nel caso in cui l’Italia dovesse modificare le norme sulle scalate, successivamente al caso Telecom. Qui, addirittura, si prospetta una norma “contra personam”, ossia un provvedimento specifico contro un soggetto industriale. Di più: rendere la normativa più stringente allontanerebbe i capitali dall’Italia, perché renderebbe l’assetto proprietario delle società italiane molto stabile e difficile da scalfire. Una leggina in favore delle grandi famiglie del capitalismo nazionale, ma prive di capitali, che resterebbero in sella a scatole sempre più vuote, grazie a norme più onerose per gli investitori esterni. A tutto discapito dell’efficienza del mercato e della crescita.

 

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