Telecom alla prova BlackRock. Pressing di Asati sul sistema di voto per cda

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Telecom, richiesta nuovo sistema voto per cdaIl titolo Telecom non sta subendo alcuna variazione rilevante oggi a Piazza Affari. Eppure, gli ingredienti per mettere un pò di pepe alle azioni della compagnia ci sarebbero. Anzitutto, il caso BlackRock. Il fondo americano ha ammesso di essere salito al 9,4% di Telecom, percentuale che cresce al 10,12%, considerando il prestito convertendo. Il problema è che la comunicazione non sarebbe arrivata alla Consob, nonostante fosse stata superata una soglia rilevante (10%). L’authority ha appreso tale notizia solo su pubblicazione della Sec, la sua omologa negli USA, e pertanto potrebbe avere avviato un’indagine per comprendere l’atteggiamento sospetto di BlackRock sia nell’ultima assemblea di Telecom dello scorso 20 dicembre, sia con riferimento al caso Saipem.

Strascichi dell’assemblea Telecom

In assemblea, il fondo si è presentato con una quota del 5,5%, anche se in possesso del 7,8% del capitale e ha votato in modo equamente tripartito: in favore della mozione Findim, astenendosi e contro. Secondo la Consob, ciò avrebbe nei fatti aiutato Telco a superare il voto sulla rimozione del cda.

Su Saipem, si indaga su un possibile reato di insider trading. Il fondo cedette il 2,3% della controllata Eni il giorno prima del profit warning sugli utili del 2012.

Nuovo sistema di voto per cda Telecom?

Tornando a Telecom, c’è da registrare un altro ostacolo per Telco, la holding di controllo al 22,4% della compagnia. I piccoli azionisti riuniti in Asati hanno diffuso un comunicato, in cui affermano di avere inviato al cda di Telecom, al collegio sindacale e alla Consob la loro richiesta di modifica della norma dello Statuto con cui si attribuiscono i quattro quinti dei seggi alla lista di maggioranza. Asati chiede una ripartizione degli undici posti del cda (post-riduzione del board) secondo il sistema proporzionale e con metodo D’Hondt.

 

La modifica si renderebbe ancora più necessaria, spiega il comunicato, alla luce di quanto accaduto all’ultima assemblea, dove si è presentata un’alta quota del capitale, pari al 54%, e la mozione Findim è stata respinta con il 27% del capitale (di cui il 22,4% di Telco), mentre ha votato in favore il 23% e un altro 4% si è astenuto, con ciò dimostrandosi che l’attuale ripartizione dei seggi in cda non sarebbe rappresentativa dell’azionariato.

Per Telefonica, azionista al 66% di Telco e che potrebbe presto salire fino al 100% della holding, si tratterebbe di un ostacolo non di poco conto per il suo dominio sulla compagnia italiana. Sugli spagnoli pesa anche quanto sta accadendo in queste settimane in Brasile. E’ notizia di queste ore che ci sarebbe l’interessamento del magnate messicano Carlos Slim, già a capo di Claro, per rilevare parte di Tim Brasil, al 67% di Telecom. Ma Telefonica nicchierebbe, temendo l’ascesa in America Latina di un concorrente così forte.

Peccato che lo spezzatino di Tim Brasil o “break-up” è dovuto proprio ai problemi di antitrust scatenati dagli spagnoli, i quali salendo in Telco, controllano indirettamente la partecipata carioca, essendo già a capo di Vivo, il primo operatore mobile in Brasile. Come dire che Telefonica sarebbe al momento sempre fonte di problemi e al contempo ostacolo a qualsivoglia soluzione positiva per Telecom.

 

 

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