Stress-test, ecco cosa dicono veramente. Ci possiamo fidare delle banche italiane?

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Banche italiane dopo gli stress-testSono finalmente arrivati ieri sera i risultati degli stress-test della BCE sulle 128 maggiori banche dell’Eurozona, di cui 15 italiane. Stando agli esiti dell’esame effettuato da Francoforte, alla fine del 2013, erano ben 25 le banche che non presentavano i requisiti minimi patrimoniali loro richiesti, necessitando complessivamente di un fabbisogno di 24,2 miliardi di euro.

Tuttavia, tenendo in considerazione le operazioni effettuate dagli istituti a sostegno del loro grado di capitalizzazione nel corso del 2014, alla fine dello scorso mese risultavano bocciati solo 13 istituti, per una carenza complessiva di capitale pari a 9,5 miliardi.

 

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Le banche italiane

Alla fine del 2013, ben 9 istituti italiani sui 15 monitorati dalla BCE mostravano un capitale insufficiente per complessivi 9,7 miliardi. Trattavasi di MPS, Banca Carige, Bpm, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banco Popolare, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio e Popolare dell’Emilia-Romagna. Considerando, però, le operazioni di patrimonializzazione effettuate nel corso del 2014, alla fine di settembre risultavano ancora carenti solo 4 istituti, ossia MPS (2,11 miliardi), Carige (814 milioni), Popolare di Vicenza (220 milioni) e Bpm (170 milioni).

 

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Anche in quest’ultimo caso, però, bisogna tenere conto delle operazioni messe già in atto dagli istituti per aumentare il loro capitale, per cui né la Popolare di Vicenza, né la Popolare di Milano avranno bisogni di ricapitalizzarsi, mentre la stessa MPS avrebbe un fabbisogno di capitale di 1,35 miliardi, tenendo presente il miliardo residuo di Monti-bond, che l’istituto senese di è impegnato con la Commissione europea a rimborsare entro l’arco di tempo coperto dallo scenario degli stress-test.

E poco fa, Bpm ha annunciato il varo di un aumento di capitale per 500 milioni di euro, garantito da Mediobanca fino a 650 milioni, nonché la cessione del ramo assicurativo e le attività relative al private banking e al credito al consumo.

 

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Gli esami

Gli esami erano di due tipi: l’Asset quality review (Aqr) presupponeva che le banche monitorate mostrassero un capitale minimo di buona qualità – il Common equity tier 1 (CET1) – all’8%, mentre gli stress-test richiedevano un capitale minimo dell’8% nello scenario di base e non inferiore al 5,5% nello scenario peggiore simulato.

Per l’Italia, gli esami sono stati abbastanza penalizzanti, perché hanno simulato una forte recessione per la nostra economia anche per il triennio 2014-2016. Ma la stessa BCE ha definito “complessivamente solido” il nostro sistema bancario. Bankitalia, ad esempio, rimarca come a fronte dei 2,9 miliardi di deficit patrimoniale delle due banche che dovranno ricapitalizzarsi (MPS e Bpm), che scendono a 2,06 miliardi, per le considerazioni sopra esposte, le altre 13 banche hanno mostrato un surplus patrimoniale complessivo di 25,5 miliardi.

Gli istituti che non hanno superato i test dovranno presentare entro 15 giorni un piano di ricapitalizzazione, mentre hanno tempo 6 mesi per dotarsi del capitale minimo necessario secondo lo scenario di base (8%) e di 9 mesi per quello minimo previsto per i casi di stress (5,5%).

 

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Come stiamo messi

Certo, il fatto che su 25 istituti non promossi, 9 siano italiani e che ancora oggi siano 4 su 13 è un dato complessivamente pesante per l’Italia, considerando che nessun altro paese vanta così tante banche bocciate. Infatti, delle altre bocciate, 3 sono cipriote, 3 greche, 2 slovene, 2 belghe, 1 tedesca, 1 francese, 1 austriaca, 1 irlandese e 1 portoghese.

Tuttavia, a nostro favore vantiamo il fatto che l’Italia non ha salvato con interventi pubblici le banche in questi anni di crisi finanziaria. Al contrario, la Germania ha speso quasi 250 miliardi, la Spagna quasi 60, l’Irlanda e l’Olanda intorno a 50, la Grecia più di 40, il Belgio e l’Austria 19, il Portogallo 18 e l’Italia, se tenessimo in conto i cosiddetti (Tre-)Monti-bond, appena 4.

E’ evidente, quindi, che non avendo goduto di salvataggi bancari pubblici, come negli altri casi, i nostri istituti stiano soffrendo maggiormente del fabbisogno di capitale, nonostante non siano state riscontrate criticità tali da destare alcuna particolare preoccupazione.

Infine, un altro elemento da tenere in mente è che i nostri istituti sono stati penalizzati nei risultati degli esami europei dalla valutazione negativa che la BCE ha effettuato sui bond sovrani nei casi di stress. E avendo le banche italiane in pancia circa 400 miliardi di titoli di stato del nostro paese, non possono che risentirne negativamente ai fini delle valutazioni formali, sebbene il rischio reale di quei bond sia basso.

 

 

 

 

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