Sorgenia verso aumento di capitale e cessioni. Ci sarà un salvataggio pubblico?

Sorgenia si avvia al crac, per evitare il quale la famiglia De Benedetti starebbe pensando a qualche cessione, oltre ad attingere alle sovvenzioni pubbliche e a ricapitalizzare in parte.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Sorgenia verso il cracLe 21 banche creditrici di Sorgenia s’incontreranno anche oggi per mettere a punto una soluzione comune per l’abbattimento di 600 milioni degli 1,86 miliardi di debiti che Sorgenia ha verso di loro. La società energetica controllata al 52% dalla Cir-Cofide della famiglia De Benedetti, a capo dell’impero mediatico Gruppo L’Espresso, è al collasso. Senza un’iniezione di liquidità ha solo tre settimane di vita e con il margine operativo lordo negativo non c’è cassa che possa essere generata per rinviare il crac. Gli stabilimenti sono, poi, le uniche garanzie che le banche hanno ottenuto in cambio dei prestiti, ma quello di Modugno, in Puglia, è seriamente a rischio chiusura per questioni di impatto ambientale.

La richiesta delle banche

E così, le banche sono apparse irremovibili l’altro ieri con la famiglia De Benedetti. Vogliono che Cir ricapitalizzi per 150 milioni. Esse faranno la loro parte, convertendo 300 milioni di crediti in azioni, mentre altri 150 milioni di debito sarebbero abbattuti con la sottoscrizione di un prestito convertendo di medio-lunga durata.

Ma Cir non vuole andare oltre i 100 milioni. Insomma, i De Benedetti non vogliono accollarsi una somma superiore alla loro quota, visto che il socio austriaco Verbund (47%) ha azzerato il valore della sua partecipazione in Sorgenia e non ne vuole più sapere.

Ma nelle ultime ore, pare che qualcosa si stia muovendo. Cir potrebbe mettere mano al portafoglio fino a 200 milioni di euro. Sarebbe la soluzione più gradita per le banche, che hanno minacciato di non andare oltre i 200 milioni di crediti convertiti in azioni, qualora la famiglia De Benedetti non si smuovesse dalla cifra di 100 milioni.

Le possibili soluzioni

Una soluzione potrebbe essere per l’azionista anche la cessione del 39% di Tirreno Power, a sua volta gravata da debiti per 875 milioni e sotto indagine dalla Procura di Savona per danno ambientale e omicidio colposo. De Benedetti potrebbe essere già alla ricerca di un partner o di un investitore a cui vendere del tutto la partecipazione.

Ma il punto di svolta che farebbe gola a tutti potrebbe arrivare dal cosiddetto “capacity payment”, ossia dalle sovvenzioni pubbliche previste dalla legge di stabilità del 2014, in cambio di una capacità di riserva che le società energetiche metterebbero a disposizione dell’Italia. In soldoni: Sorgenia e altre società, come E.ON. ed Edipower, accantonerebbero la loro capacità produttiva in eccesso, mettendola a disposizione del sistema energetico nazionale, quando esso ne avrà bisogno. In cambio, riceverebbero una lauta compensa da parte dello stato e la sola Sorgenia pare che potrebbe ottenere così tra i 100 e i 150 milioni di euro.

Le banche ovviamente sperano in una soluzione del genere, a garanzia dei loro prestiti. Più complessa è la questione della governance. Se Cir metterà 150 milioni e le banche altre 300, queste si troveranno a possedere il 67% del capitale, senza considerare il prestito convertendo e l’emissioni di possibili nuovi strumenti finanziari.

La certezza è che le banche siederanno nel cda di Sorgenia, resta da vedere in che proporzione occuperanno le cariche. L'”exit strategy” dei De Benedetti dovrebbe essere messa a punto a breve. La sensazione è che per la loro Sorgenia sia previsto un salvataggio pubblico mascherato, dove a pagare sarà il contribuente, senza che nemmeno gli sia stato comunicato.

 

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