Sorgenia salvata dalle banche, ma i De Benedetti chiedono anche l’immunità

Accordo quasi raggiunto tra la Cir della famiglia De Benedetti e le 19 banche creditrici per il salvataggio di Sorgenia, ma i soci chiedono l'"immunità" per i loro amministratori.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Famiglia De Benedetti scarica i debiti sulle bancheAccordo quasi raggiunto tra la Cir della famiglia De Benedetti e le 19 banche creditrici per il salvataggio di Sorgenia, la società energetica oberata da 1,86 miliardi di euro di debiti. Alle 8.00 di questa mattina, i vertici delle sei maggiori banche creditrici (MPS, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Bpm e Banco Popolare) si riuniscono per esprimere un parere decisivo sui termini del salvataggio. La banca più esposta è MPS con 600 milioni di crediti vantati.

Secondo le indiscrezioni, le banche entrerebbero nel capitale di Sorgenia, attraverso la trasformazione in equity di 400 milioni di euro di debiti e la sottoscrizione per altri 200 milioni di un prestito convertendo. Di fatto, i soci Cir (53%) e Verbund (46%) vedrebbero azzerate le loro quote.

La famiglia De Benedetti si è ostinata fino all’ultimo a non volere sborsare più dei 100 milioni offerti, quando le banche chiedevano uno sforzo di almeno 150 milioni. Il presidente Rodolfo De Benedetti è stato chiaro a tale proposito: solo se anche l’austriaca Verbund parteciperà all’aumento di capitale, Cir farà la sua parte. Ma il socio di minoranza ha azzerato da tempo la sua quota e ha fatto sapere di non volere avere più nulla a che fare con Sorgenia.

 

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Le condizioni chieste dai De Benedetti

D’altronde, i De Benedetti sono consapevoli che ai creditori non conviene il fallimento della controllata. Tuttavia, restano le divisioni sui termini del salvataggio, perché la famiglia pretende che le banche garantiscano il diritto di manleva a tutti gli amministratori che si sono succeduti nella gestione societaria, tranne che per l’ad Andrea Mangoni, che resterà a capo di Sorgenia anche sotto il controllo degli istituti. In sostanza, le banche dovrebbero impegnarsi a non presentare alcuna azione legale contro di loro fino alla prescrizione degli eventuali reati, che si ha dopo 5 anni dalla cessazione delle cariche.

 

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E poi, i De Benedetti e Verbund chiedono anche un sostanzioso “earn-out”, ossia il diritto di partecipare alla spartizione dei dividendi, quando essi torneranno. I soci attuali chiedono una ripartizione 50:50, mentre le banche sarebbero disponibili a riservare loro solo una quota del 10%.

Infine, restano le divisioni tra banche e Cir sul tasso effettivo annuo di rendimento del capitale investito (irr), che le prime vorrebbero all’11%, mentre i soci al 7%. Si tratta di una condizione importante per giungere all’intesa, perché implicitamente determina il tasso di conversione dei debiti in equity, quindi, il valore delle quote residue in mano ai soci attuali.

Le voci di un accordo ormai alla portata hanno fatto volare il titolo Cir ieri del 7%. Le finanziarie della famiglia De Benedetti, Cir e Cofide, dovrebbero finalmente approvare anche il bilancio 2013 con i rispettivi cda di giovedì, in attesa delle assemblee di giorno 30.

Se la quota in Sorgenia fosse azzerata, Cir dovrebbe chiudere con passivo di 200 milioni di euro per l’esercizio passato, nonostante abbia ricevuto un indennizzo di 320 milioni dalla famiglia Berlusconi per l’annoso caso del lodo Mondadori. Senza l’azzeramento, comunque, il rosso sarebbe di 20 milioni.

 

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