Seat Pagine Gialle in agonia, piccoli azionisti e obbligazionisti le sole vittime

Le ragioni del crollo di Seat Pagine Gialle, una "nobile" della Borsa che è stata trasformata nell'appestata di Piazza Affari. Dal debito, al default fino all'avvento di interenet. A rimetterci sono, come sempre, i piccoli

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

E’ davvero una pena vedere il titolo Seat Pagine Gialle, che a Piazza Affari ieri ha chiuso la seduta con una quotazione infima a 0,0011 euro. Mille azioni Seat valgono, dunque, un euro. Oggi, la società capitalizza in borsa appena 17,6 milioni di euro, un nonnulla, se si pensa che dieci anni fa ne valeva 6 miliardi e veniva considerata la “gallina dalle uova d’oro” del listino milanese.

 

Crisi Seat Pagine Gialle: una storia che ha inizio nel 1996

La storia recente di Seat-PG nasce nel 1996, quando il Tesoro la privatizza per circa 850 milioni di euro. La società viene rilevata da Ottobi, una cordata di investitori, composta da Telecom Italia, Bain Capital, Banca Commerciale Italiana, De Agostini, Investitori Associati, Bc Partners, Cvc, Abn Anmro e Sofipa. Ma nel 2000, Telecom Italia decide di acquisirla tutta e per farlo lancia un’operazione di leverage buyout da 6,75 miliardi di euro. In sostanza, crea una scatola vuota societaria, che serve solo a comprare Seat. Carica la società dei debiti necessari per l’acquisizione e in un secondo momento la fonde con la controllata, scaricando su quest’ultima il costo dell’operazione, salvo scorporare successivamente la controllata dalla controllante.

In sostanza, Telecom Italia fece pagare i suoi debiti a Seat, ossia alla società acquisita. Ma la tragedia finanziaria di questa doveva ancora iniziare: nel 2003, Telecom rivende Seat a una cordata di fondi, composta da Permira, Cvc, Investitori Associati e Bc Partners. Questi l’acquistano ancora una volta a debito, facendo emettere alla controllata il bond Lighthouse a dieci anni e con cedola dell’8%. Per la seconda volta in tre anni, quindi, Seat-PG veniva oberata dei debiti utilizzati dai suoi compratori per controllarla e la ciliegina sulla torta arriva nel 2006, quando i fondi staccano un dividendo monstre da 3,5 miliardi, che viene fatto pagare sempre a Seat, costretta a indebitarsi per la terza volta e a varare nel 2009 un aumento di capitale da 200 milioni di euro.

 

Default Seat Pagine Gialle: la storia più recente 

Inutile dire che nel frattempo i fondi non ebbero alcuna cura nel varare un piano industriale, in grado di transitare la società verso le nuove condizioni del mercato, caratterizzato sempre più dalla presenza della pubblicità online e sempre meno da quella su carta stampata. Seat fu abbandonata a se stessa e il resto è quasi cronaca di questi ultimi tempi. Un anno fa, oberata da 2,7 miliardi di debiti, la società vara una ristrutturazione da 1,3 miliardi, la metà dell’indebitamento complessivo, trasformando il bond Lighthouse in azioni. Il debito scende a 1,327 miliardi di fine dicembre del 2012, ma nel 2013 risultano necessari 200 milioni per fronteggiare le scadenze, di cui 130 per il pagamento degli interessi e 70 milioni per la restituzione della quota capitale. Peccato che Seat disponga di 50 milioni di cash flow previsto per il debito e di altri 100 milioni di liquidità. E così, il 29 gennaio scorso, annuncia che non pagherà la cedola in scadenza due giorni dopo per 42,2 milioni, sia per valutare meglio l’impatto sulla posizione finanziaria societaria di tale pagamento, sia per preservare l’interesse dei piccoli azionisti, che nel frattempo hanno portato i vertici Seat in tribunale, per chiedere loro il risarcimento dei danni subiti con le suddette operazioni finanziarie, in particolare, con il maxi-dividendo del 2006.

 

Concordato preventivo Seat Pagine Gialle: un’agonia senza fine

Ieri, infine, la notizia che la società ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo per ristrutturare nuovamente il suo debito. Si parla di un dimezzamento, che passerebbe per la disponibilità delle banche creditrici, in cambio forse di un aumento di capitale. Tra queste figura Royal Bank of Scotland, che ha concesso un prestito da 800 milioni in scadenza nel 2016. L’agonia di Seat-PG non è finita. E l’ex regina di Piazza Affari si è trasformata in un’appestata.

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