Scaroni, Eni: puntare sullo shale gas e basta fare i maestrini con la Russia

L'ad Eni, Paolo Scaroni, propone alla UE un atteggiamento meno ideologico sull'energia e attacca la Francia di Hollande per la sua contrarietà allo shale gas. E aggiunge: serve un atteggiamento più amichevole con la Russia, basta fare i maestrini.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Paolo Scaroni chiede alla UE nuoba politica sull'energiaUn’intervista tutt’altro che rituale, quella che l’ad di Eni, Paolo Scaroni, ha rilasciato al quotidiano francese Les Echos, che gli ha posto diverse domande sulla politica energetica in Europa.

Le critiche alla UE

Il manager del colosso italiano dell’energia non ha lesinato critiche all’Unione Europea, sostenendo che vi sarebbe un’eccessiva frammentazione delle competenze sul settore, come ha di recente ammesso anche il commissario europeo per l’energia, il tedesco Guenther Oettinger. In più, Scaroni accusa Bruxelles di avere incentivato in modo eccessivo gli investimenti nelle energie rinnovabili, ai quali sono stati assicurati prezzi superiori a quelli di mercato per i prossimi 20 anni, mentre i prezzi del carbone sono crollati. La conseguenza, spiega bene Scaroni, è che le famiglie tedesche pagano in bolletta 220 euro in più all’anno e sarà così per i prossimi 20 anni, mentre le famiglie americane hanno risparmiato ben 1.300 dollari all’anno, grazie all’uso dello shale gas.

L’attacco a Hollande

E qui, l’ad di Eni attacca frontalmente la Francia, in particolare, il presidente François Hollande, il quale ha promesso che fin quando sarà all’Eliseo non permetterà mai che si usi lo shale gas. “Gli auguro di non essere presidente a lungo”, afferma Scaroni, il quale definisce “ideologica” la posizione della Francia, che si contrappone a quella “pragmatica” del Regno Unito.

Guardare alla Russia

Secondo Scaroni, infatti, l’Europa rischia di essere spiazzata nei nuovi investimenti, a causa dei costi inferiori dello shale gas negli USA. O anche il Vecchio Continente punta su questa fonte o stringe un’alleanza con la Russia, la quale non ha interesse a ché l’Europa si deindustrializzi.

A tale proposito, Scaroni cita un dato: il gas in America costa 4 dollari per milione di BTU (British Termal Units), mentre in Europa lo si vende a 11-12 dollari, il triplo. Per questo, bisognerebbe avere un atteggiamento meno intransigente, consiglia, con i russi, mentre noi europei abbiamo la tendenza – sempre Scaroni – a dare lezioni quotidiane al Cremlino, quando siamo molto più tolleranti con regimi più distanti dalla nostra cultura.

Eni ha già ottimi rapporti con la Russia da 40 anni. Con Rosneft ha un accordo per l’esplorazione degli idrocarburi nel Mare di Barents e nel Mare Nero russo, mentre con Gazprom c’è un contratto per commercializzare il gas a prezzi in linea con quelli europei.

Quella di Scaroni è molto di più di un’intervista. E’ la proposizione all’Europa di un cambiamento strategico di politica energetica, ben lungi dai luoghi comuni a cui ci ha abituato sul tema la stampa negli ultimi anni.

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