Risarcimenti Veneto Banca Popolare di Vicenza: novità per azionisti non aderenti al rimborso del 15%?

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Il sottosegretario Baretta apre all'arbitrato ma è chiaro che occorrerà distinguere caso per caso e che la strada per gli ex soci delle banche venete è in salita

Importanti novità potrebbero presto arrivare per i vecchi soci di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza che si sono visti azzerare le loro quote e che non hanno aderito al rimborso del 15%. In una intervista rilasciata al Corriere del Veneto, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha aperto uno spiraglio circa la possibilità che i vecchi soci azzerati e “resi inoffensivi” dalle liquidazione delle banche venete, possano ricorrere ad una qualche forma di arbitrato.

I vecchi soci non aderenti al rimborso del 15%, infatti, a seguito del fallimento ordinato di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza, non possono portare avanti le cause che avevano contro le due banche venete, in quanto i due istituti sono ora in mano a Intesa Sanpaolo, verso la quale non è possibile dirigere il procedimento giudiziario. Baretta, al Corriere del Veneto, ha dichiarato che il rimborso generalizzato è completamente da escludere. “Non vedo possibile una norma di rimborso generalizzata per gli azionisti tout court – ha affermato il sottosegretario – che poi ha aggiunto che una scelta simile “aprirebbe un precedente pericoloso, che andrebbe oltre questo singolo caso. Diverso sarebbe considerare i risparmiatori vittime di vendite truffaldine, siano azionisti o meno. Il punto di partenza non può che essere questa distinzione, che vedo non ancora chiara a tutti”.

Baretta ha poi meglio chiarito la sua posizione, affermando che “l’avvio di una procedura di arbitrato, in parallelo alla liquidazione è uno dei temi in discussione. Al pari del suo finanziamento. Anche perché il precedente c’è ed è la conciliazione delle due banche, che con il 70% di adesioni aveva avuto il suo collaudo e il suo successo. Non servono norme, ma un intervento delle liquidazioni o del Fondo interbancario.

In ogni caso non parliamo di soldi pubblici». Opzioni diverse rispetto all’arbitrato sono invece decisamente meno fattibili: “lo Stato ha fin qui messo soldi solo nel fondo per l’usura e nel fondo Serenella che sostiene le aziende che hanno ottenuto dal giudice il riconoscimento di pagamenti dovuti”. In particolare l’opzione di riconoscere come creditori privilegiati nella liquidazione risparmiatori ai quali siano stati riconosciuti diritti al risarcimento, si profilerebbe come “soluzione interessante, ma affrontare una riforma del diritto fallimentare va oltre il nostro problema” ha evidenziato il ministro.

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