Richard Ginori, dalla liquidazione al fallimento, viaggio senza ritorno?

Rabbia e incredulità tra i 314 dipendenti di Richard Ginori: secondo i sindacati la sentenza è inattesa. Corsa dei liquidatori per prendere visione della sentenza

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

I giudici del tribunale di Firenze hanno dichiarato il fallimento di Richad Ginori. La sentenza è stata depositata stamane, tra lo stupore dei lavoratori e dei sindacati, che dalle prime ore delle mattinata presidiano il Palazzo di Giustizia fiorentino. Adesso, 314 lavoratori già in cassa integrazione da agosto rischiano il licenziamento.

 

Liquidazione Richard Ginori: destino già scritto dalla scorsa primavera

L’azienda era in liquidazione dalla scorsa primavera, dopo che il bilancio consuntivo del 2011 aveva presentato perdite maggiori del capitale sociale, mentre dall’1 agosto 2012 325 lavoratori erano stati posti in cassa integrazione per dodici mesi. Nel frattempo, il collegio dei liquidatori presieduto da Marco Milanesio aveva fatto ricorso, l’11 settembre scorso, per ammettere la società al concordato preventivo e per cercare di vendere l’azienda a qualche investitore interessato.

Di fatto, la situazione finanziaria risulta tragica. A novembre, l’indebitamento finanziario ammontava a 11 milioni, mezzo milione in meno di fine ottobre, ma che si vanno a sommare agli 11,3 milioni di debiti commerciali scaduti, 4,8 milioni verso l’Erario tra IVA e ritenute non versate e 1,7 milioni di debiti verso l’Inps.

All’appello per la cessione avevano risposto due investitori: una cordata tra l’americana Lenox e la rumena Apulum (quest’ultima controllata dall’italiana Rodytime) e la piemontese Sambonet.

La cordata aveva proposto 13 milioni e la riassunzione di 280 dipendenti, mentre l’italiana proponeva 7 milioni e 150 dipendenti riassunti. I liquidatori avevano deciso a novembre di accettare la proposta della prima, dando ad essa in affitto l’azienda, con l’impegno di questa a comprare. Decisione che non era stata accolta granché bene da tutti i sindacati, con una parte di questi che aveva eccepito la scissione del marchio dal sito produttivo, affidando quest’ultimo alla rumena Apulum.

Ma proprio per l’impegno della cordata ad acquisire la società si prospettava un’alternativa valida al fallimento bello e buono, tanto che adesso i sindacati chiedono che venga garantita la continuità aziendale, mentre i liquidatori stanno accorrendo in tribunale per prendere visione della sentenza.

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