Rating Italia: S&P il 26 aprile rivedrà il grado di solvibilità del paese

Già lo scorso Ottobre S&P aveva modificato l'outlook dell'Italia, spostando il rating BBB / A-2 da stabile a negativo. Anche se non troppo probabile, se l'agenzia intravedesse ulteriori peggioramenti, un'altra bocciatura porterebbe il livello del paese a Junk.

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Già lo scorso Ottobre S&P aveva modificato l'outlook dell'Italia, spostando il rating BBB / A-2 da stabile a negativo. Anche se non troppo probabile, se l'agenzia intravedesse ulteriori peggioramenti, un'altra bocciatura porterebbe il livello del paese a Junk.

Già lo scorso Ottobre S&P aveva modificato l’outlook dell’Italia, spostando il rating BBB / A-2 da stabile a negativo. Anche se non troppo probabile, se l’agenzia intravedesse ulteriori peggioramenti, un’altra bocciatura porterebbe il livello del paese a Junk.

La ragione del declassamento avvenuto a ottobre riguardava una crescita economica molto inferiore alla stime, uno scenario politico incerto e l’impennata dello spread.

Il 26 aprile S&P tornerà a giudicare la situazione politica economica e finanziaria del paese, ma già dal report di aprile della stessa sulla zona euro si intravede qualche spunto. In particolare si stima una flessione dello 0,1% del pil nel 2019, in linea con il 4° trimestre dell’anno passato, ed una lieve crescita nel 2020 intorno al +0,60%.

Segnali di ottimismo arrivano dal limitato impatto dei dazi sui prodotti delle imprese italiane, il cui focus è incentrato sull’export, e dai dati incoraggianti sulla produzione industriale nel primo trimestre del 2019; a fare da contrappeso l’incertezza sul quadro politico e l’elevato debito pubblico.

A detta degli analisti di Danske Bank, una revisione al ribasso da parte di S&P non è molto probabile, anche se rimangono dei rischi dettati dalla debole crescita e dagli aspetti fiscali.

In Europa Pierre Moscovici ha definito l’Italia come una “fonte d’incertezza per tutta l’eurozona”, affermando che “l’Italia sta subendo una situazione di stagnazione se non di recessione. Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. Non è questione di essere duri, ma il debito deve calare”

 

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