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Pioggia di downgrade sulle banche dopo il declassamento dell’Italia

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s&pIl downgrade subìto dall’Italia lo scorso 9 luglio non poteva non lasciare degli strascichi. Con l’inizio della nuova settimana Standard & Poor’s una delle tre “big three” delle agenzie di rating ha collegato il declassamento del merito creditizio italiano con quello quelle dei principali istituti bancari del nostro Paese. Le nostre banche si sa sono direttamente legate al sistema Italia, ma con lo scoppio della crisi finanziaria la relazione si è fatta ancora più stretta essendo i portafogli bancari colmi di titoli di stato italiani. L’agenzia di rating così o ha annunciato il credit watch su alcuni titoli (Bper: sotto la spada di Damocle di S&P e Credem, rating sotto osservazione per Standard and Poor’s) oppure è passata direttamente con la scure a tagliare il merito creditizio delle nostre big quali Intesa e Unicredit (Intesa Sanpaolo, arriva il downgrade di Standard and Poor’s e Unicredit, Standard and Poor’s taglia il rating. Mercato snobba downgrade). Non è stata risparmiata neanche Generali che paga la sua massiccia presenza in Italia (Generali: titolo declassato da Standard & Poor’s). A dispetto di quanto si possa credere tuttavia la reazione a Piazza Affari dei titoli coinvolti da downgrade non è stata negativa. In questi primi minuti infatti prevalgono, anche se in modo moderato, gli acquisti: in questo senso molto spesso gli investitori e il mercato capiscono molto prima e agiscono di conseguenza in anticipo rispetto alle agenzie di rating. 

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