Tra Bce e Brexit, una settimana vivace per l’euro

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Uno scenario complesso e sfidante ha accolto il consiglio direttivo della Bce del 10 settembre 2020. I mercati attendevano l’appuntamento per diversi motivi. Nell’incertezza della pandemia a nessuno sfuggiva che l’euro/dollaro era passato dagli 1,07 di marzo a oltre 1,19: l’apprezzamento della moneta unica mostra fiducia, ma rischia di penalizzare la ripresa di un’economia UE ancora molto votata all’export.

La Fed aveva complicato il quadro cambiando l’obiettivo dell’inflazione in un target “medio” del 2% (e non puntuale) che apriva la via a eventuali sforamenti (ben lontani nei fatti) e incoraggiava il deprezzamento del dollaro. Infine la stima flash sui prezzi di agosto nell’Eurozona a quota -0,2% minacciava deflazione e chiamava in causa proprio l’Eurotower nel suo ruolo di guardiano dell’inflazione.

Ai mercati non sfuggiva però che interventi sul piano di acquisti PEPP da 1.350 miliardi di euro o persino tagli dai tassi sotto lo zero (o una riduzione dei rates sui depositi sotto quota -0,50%) apparivano prematuri, data la cauta ripresa dell’Eurozona e le implicazioni (anche politiche) di una mossa simile. Le attese si sono così focalizzate sulle parole della presidente Christine Lagarde e l’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale ha deciso di tenere dritta la barra del timone e mostrare sicurezza e prudenza.

Con l’effetto di un riapprezzamento di quasi un punto percentuale dell’euro sul dollaro, volatilità sui cambi e una successiva relativa stabilizzazione. Va precisato che nel mandato della Bce rientra la stabilità dei prezzi, un obiettivo simmetrico di inflazione al 2%; non il livello dei cambi e neanche l’occupazione (assai presente invece nel mandato della Fed).

Per questo il comunicato della Bce concede soltanto che: “Il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le nuove informazioni, compreso l’andamento del tasso di cambio, in relazione alle sue implicazioni per le prospettive di inflazione a medio termine. Il Consiglio direttivo resta pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”. In altre parole i cambi saranno monitorati soltanto per gli effetti sull’inflazione (come da mandato), ma l’Eurotower sa di avere ancora diverse leve a disposizione.

Così la Lagarde ha preferito affidarsi ai segnali macroeconomici, agli strumenti già messi in campo, al mandato attuale della Bce nella consapevolezza che una revisione strategica sta analizzando il sistema degli obiettivi. Il piano di acquisti Pepp da 1350 miliardi di euro sta funzionando, sia nell’obiettivo di trasmettere la politica monetaria espansiva (che come i TLTRO garantisce liquidità a un’economia in affanno, ma in ripresa), sia in quello di ridurre la frammentazione che la ostacolerebbe (ossia spread eccessivi). I risultati ci sono e si va avanti, anzi alcuni analisti ritengono che il piano previsto fino a fine giugno 2021 potrebbe essere potenziato di altri 500 miliardi.

La Lagarde ha aperto la conferenza sottolineando il “forte recupero dell’economia” in linea con le attese, ma ben sotto i livelli pre-Covid. Le nuove previsioni macroeconomiche “migliorano” a un -8,0% le attese sul Pil 2020 (a giugno era atteso un -8,7%) e limano al 5% e al 3,2% le proiezioni su 2021 e 2022. Resta grande incertezza su vari fronti (dalla domanda allo sviluppo della pandemia) e suggerisce prudenza. L’inflazione del 2021 è attesa però all’1% contro lo 0,8% delle previsioni di giugno. Eur/Usd ha ampliato i guadagni nella seduta del 10 settembre spingendosi fino a 1,1920, livello più alto dal 2 settembre. La reazione dai primi supporti presenti in area 1,1750/1,1760 non allontana però lo spettro di nuovi cali: fintanto che il massimo della “shooting star” disegnata il 1° settembre a quota 1,20 non sarà alle spalle, le oscillazioni dell’ultimo mese potrebbero rappresentare un “testa e spalle” (potenziale).

La figura verrebbe completata nel caso di discese sotto 1,1750, per obiettivi negativi a 1,1490 circa. Supporto successivo a 1.1325 circa, media mobile esponenziale a 100 giorni. Oltre quota 1,20 verrebbe invece riattivato l’uptrend verso obiettivi a 1,2150.

Il 10 settembre ha però registrato scossoni sull’euro anche su un altro fronte, quello della Brexit. Il governo britannico ha infatti deciso di fare approvare dal Parlamento una legge che violerebbe in parte gli accordi presi l’anno scorso con l’Unione Europea, specialmente sul delicatissimo tema dei commerci in Irlanda del Nord. L’UE non può accettarlo e in un duro comunicato del vicepresidente della Commissione Maroš Šef?ovi? afferma che si tratta di una proposta illegale, di una violazione che danneggerebbe la fiducia tra le due sponde dell’Atlantico e i futuri rapporti UE-UK: Londra deve ritirare la proposta entro la fine del mese. Si intraprende così la direzione della Hard Brexit, un’uscita senza accordo, e la sterlina perde pesantemente terreno sull’euro e le altre valute.

(AC – www.ftaonline.com)

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