Le borse scommettono sui vaccini, è prematuro?

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Gli annunci in rapida successione da parte di alcune case farmaceutiche dell’imminente arrivo del vaccino contro il Covid-19 hanno avuto un duplice effetto sui mercati finanziari, favorendo da un lato il ritorno dell’appetito per il rischio, dall’altro l’avvio di una fase di rotazione settoriale.

Il ragionamento alla base di questi cambiamenti è semplice: con l’arrivo dei vaccini si vede la luce in fondo al tunnel e quindi l’economia globale, soffocata dai lockdown e dalle restrizioni, potrà riprendere il rimbalzo che si era già iniziato a vedere nel periodo tra la prima e la seconda ondata della pandemia, inoltre quelle società maggiormente penalizzate dalle limitazioni (banche, trasporti, divertimento, ristorazione…) potranno recuperare il tempo perduto mettendo in secondo piano quelle che invece si sono avvantaggiate con lavoro a distanza e confinamento, i titoli della “stay at home economy”, che poi sono tutti i giganti del web e del commercio elettronico.

In realtà sia il rialzo sia la rotazione settoriale, dopo un forte impulso in questo senso nella seduta del 9 novembre (annuncio di Pfizer/BionTech), hanno perso la strada, i mercati probabilmente si sono resi conto che i cambiamenti effettivi implicati dalla diffusione dei vaccini non avverranno nel breve termine ma che probabilmente per ancora un anno circa, questa almeno la tempistica ipotizzata da Anthony Fauci, il maggiore epidemiologo Usa, sarà necessario convivere con il virus e quindi con tutte le limitazioni che impone. I vaccini infatti hanno davanti a loro molti ostacoli da superare, la burocrazia, le regolamentazioni, la logistica, prima di poter effettivamente spezzare la catena dei contagi.

Il risultato di questa altalena di “sentiment”, ovvero di predisposizione verso il rischio, risulta chiaro guardando l’andamento dei tassi di interesse.

Dopo un entusiasmo iniziale a seguito delle novità sul fronte farmaceutico che aveva comportato tensioni anche sul fronte dei tassi di interesse, spinti verso l’alto proprio da aspettative di una ripresa dell’inflazione, gli operatori hanno fatto un passo indietro, con il risultato che i tassi sono tornati a flettere e la curva dei rendimenti è tornata ad appiattirsi sia negli Usa sia in Europa.

Del resto non è solo Fauci ad invitare alla calma.

A fare tornare con i piedi per terra gli investitori è stato Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, ha infatti affermato che la ripresa non è dietro l’angolo. Powell ha addirittura detto che ci sono significativi rischi per la velocità della ripresa nel medio periodo legati all’incremento dei casi di Covid-19. Il presidente della Fed teme che i prossimi mesi possano essere difficili per l’economia Usa nonostante i recenti progressi comunicati sul fronte dei vaccini. In sintesi la strada per la ripresa resta ancora lunga “We’ve got a long way to go” ha detto Powell aggiungendo “It’s too soon to say with any confidence what the impact on the path of the economy will be from the vaccines”.

Il dato uscito questa settimana sulle vendite al dettaglio del resto conferma l’incertezza della ripresa, raffreddando ulteriormente la crescita dei tassi di interesse.

Negli Usa il Dipartimento del Commercio ha infatti reso noto che le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di ottobre un rialzo dello 0,3% mese su mese inferiore alle attese (di un +0,5% m/m) in calo dal +1,6% precedente. Su base annua l’aumento è stato del 5,7% dopo il +5,9% di settembre. L’indice escluso il comparto auto è cresciuto dello 0,2% dopo la variazione positiva dell’1,2% della rilevazione di settembre, rivista da +1,5% (consensus +0,6%).

Sullo stesso tenore le nuove richieste di sussidi di disoccupazione Usa che nella settimana terminata il 13 novembre si sono attestate a 742 mila unità, superiori alle attese (707 mila) e al dato della settimana precedente (711 mila unità).

Anche le parole della presidente della Bce Christine Lagarde, secondo la quale il vaccino non sarebbe un “game changer” in merito alla politica della Bce, che anzi resta intenzionata ad aumentare la dotazione del fondo PEPP di 500 miliardi di euro, contribuiscono a fare rientrare le tensioni al rialzo sui rendimenti dei bond, tensioni che torneranno a presentarsi però prossimamente quando l’argomento vaccini passerà dalla fase delle notizie a quella di una implementazione pratica.

Una variabile da tenere sotto controllo per capire quale piega prenderanno i mercati azionari è quello del dollaro.

Secondo Citigroup infatti la comparsa dei vaccini sulla scena e la loro probabile imminente distribuzione sarebbe il primo passo verso una fase di sostenuta crescita economica, con il rischio di un conseguente aumento dell’inflazione in una fase in cui le banche centrali, in particolare la Fed, non saranno intenzionate a modificare la loro politica monetaria, attualmente ultra accomodante. Esiste quindi la possibilità che nonostante l’inflazione in crescita i tassi di interesse americani rimangano bassi, favorendo il deprezzamento della moneta americana.

Questa catena di eventi appare ragionevole, l’incognità riguarda la sua tempistica, ovvero quando si metterà effettivamente in moto. Il dollaro contro euro in questo momento è in vista di area 1,20, resistenza messa alla prova a inizio settembre e rimasta poi sempre abbastanza vicina. Il salto oltre area 1,20 sarebbe un segnale in favore dell’avvio di una nuova fase di debolezza della moneta Usa, e quindi probabilmente favorevole anche ad un rialzo azionario, ma fino a che area 1,20 non verrà superata resterà presente il rischio di essere in presenza di una fase di distribuzione, di una sorta di “doppio massimo”, che potrebbe anche preludere ad un recupero di forza da parte della moneta Usa (quindi di un ribasso del grafico del cambio euro dollaro).

Il “doppio massimo” verrebbe confermato sotto area 1,60, con conseguenza una probabile discesa almeno fino in area 1,12.

Il completamento della figura ribassista segnalerebbe con buona probabilità l’avvio di una fase di ritracciamento anche per le borse, significherebbe infatti che i mercati si stanno concentrando maggiormente sugli effetti negativi di breve della pandemia piuttosto che su quelli positivi di medio termine di una ripresa.

Un altro indicatore da seguire con attenzione per cercare di “annusare l’aria” che tira attorno alle borse è quello della forza relativa risultante dal rapporto tra Nasdaq 100 e S&P500. Questo grafico infatti si muove seguendo la predisposizione del mercato nei confronti del rischio, sale nelle fasi di borsa positiva, quando il Nasdaq 100 tende a sovraperformare lo S&P500, scende invece durante le fasi di borsa debole, con il Nasdaq 100 che sottoperforma lo S&P500.

Ebbene, il grafico di forza relativa ha assunto un andamento laterale, simile del resto a quello dell’euro dollaro, ormai dal mese di agosto, e proprio nelle ultime sedute c’è stato il contatto tra il grafico di forza relativa e la sua media mobile esponenziale a 100 giorni, che era stata superata al rialzo a inizio ottobre 2019. La stessa media mobile è invece ancora abbastanza lontana sul grafico dei prezzi, transita infatti in area 11160 punti circa. La violazione della media sul grafico di forza relativa comporterebbe la discesa al di sotto anche della base della fase laterale e potrebbe annunciare l’avvio di una fase di debolezza per la borsa nel suo complesso.

Durante questa discesa della forza relativa il Nasdaq 100 si dimostrerebbe più debole dello S&P500, confermando quindi che una rotazione settoriale in uscita dai tecnologici è effettivamente in corso, ma difficilmente le borse nel complesso troverebbero la forza di salire. Per chi avesse difficoltà nel seguire l’andamento della forza relativa resta valido il riferimento dato dalla media mobile esponenziale a 100 giorni, a 11160 punti: il suo taglio al ribasso comporterebbe con buona probabilità l’avvio di una fase calante estesa non solo per il Nasdaq ma per la borsa nel suo complesso.

La tenuta della media mobile e la rottura della parte alta della fascia laterale sul grafico di forza relativa (e di quota 1,20 sul grafico di euro dollaro) e il superamento dei 12500 punti da parte del Nasdaq 100 sarebbero invece una chiara indicazione che il mercato ha deciso di ignorare i possibili inciampi della fase iniziale di diffusione dei vaccini per puntare già al ritorno alla normalità.

(AM – www.ftaonline.com)

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