L’angolo del trader

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Eni in rosso lunedì in scia al calo del petrolio. Il titolo ha ceduto il 4,6% subendo l’impatto dello stacco del dividendo a titolo di acconto (50% del dividendo 2021) per un ammontare pari a 0,43 euro per azione (0,86 euro per ADR, essendo ciascun ADR quotato al New York Stock Exchange rappresentativo di 2 azioni Eni). La società è stata anche confermata come partecipante al Global Compact LEAD per il suo costante impegno verso il Global Compact delle Nazioni Unite e i suoi Dieci Principi per un business responsabile. Eni è stata identificata come una delle società partecipanti più impegnate in quella che è la più grande iniziativa di sostenibilità aziendale del mondo. Il grafico del titolo evidenzia un brusco dietro front da 11,198 euro, massimi da marzo 2020 in corrispondenza dei quali i principali oscillatori grafici erano sconfinati in zona di ipercomprato. Per quanto profonda, la flessione non modifica la struttura di fondo rialzista, pur avendo vanificato gli sforzi realizzati la scorsa ottava. Fintanto che la media mobile esponenziale a 50 sedute, passante da 10,40 circa, resterà intatta, sarà però lecito sperare in una nuova reazione verso 10,92, per la copertura del gap apertosi lunedì. Sotto 10,40 atteso invece un affondo in area 10, minimo di agosto.

Stm ha staccato lunedì un dividendo di 6 centesimi di dollaro Usa e ha archiviato la seduta di lunedì con un calo dell’1,63% a 38,23 euro. I giudizi dei broker sul titolo sono positivi. Settimana scorsa ad esempio Citi ha confermato la raccomandazione “buy” con prezzo obiettivo a 41 euro dal momento che si attende una consistente crescita dei ricavi nel 2022. Stesso giudizio da parte di BofA che sempre settimana scorsa ha confermato la raccomandazione “buy” e ha alzato a 48 euro il prezzo obiettivo.

Gli analisti della banca Usa hanno anche alzato le loro stime di Eps 2022-2023 di circa il 5%, del 6% circa al di sopra del consenso. Credit Suisse dopo i dati del secondo trimestre ha confermato la raccomandazione “outperform” e ha alzato il prezzo obiettivo da 41 a 46,5 euro. Valutazione analoga, “outperform”, anche da parte di Oddo BHF con prezzo obiettivo a 47 euro. Equita Sim ha infine settimana scorsa ha alzato del 10% a 42 euro il target price sul titolo e ha alzato la previsione di Eps a 2,3 usd, il 6% al di sopra del consenso. Stm resta nonostante il calo odierno al di sopra della media mobile esponenziale a 50 giorni, passante a 36,15 circa. Dalla tenuta di questo supporto potrebbe scaturire un nuovo test del picco del 15 settembre a 40,40 euro. Sotto 36,15 invece il quadro grafico risulterebbe indebolito, rischio di cali verso 33,26, base del gap rialzista del 29 luglio.

Banco BPM in forte calo lunedì -5,10% il saldo di seduta, chiusura a 2,548 euro: il suo amministratore delegato Giuseppe Castagna ha annunciato che a novembre presenterà un piano industriale in ottica stand-alone poiché il dialogo con diversi interlocutori del comparto bancario non ha fornito i presupposti per un percorso di consolidamento. Queste le parole di Castagna al Corriere della Sera “Pensiamo di saper far funzionare le fusioni e che esse aiutino a migliorare i conti grazie alle sinergie, e a crescere nel digitale. Noi ci siamo guadati attorno, abbiamo parlato con diversi interlocutori ma in questo momento non sembrano esserci i presupposti per avviare un percorso di consolidamento”. Banco BPM non è interessata Carige dal momento la Liguria, ha detto Castagna, è la regione “dove siamo già il secondo gruppo, con il marchio Banco di Chiavari e della Riviera Ligure. Del resto, Carige, con 20 miliardi di attivi, non sarebbe per noi un’operazione trasformativa. Infine, abbiamo esperienza di operazioni di ristrutturazione e sappiamo che il mercato le apprezza soltanto quando sono completamente concluse”. Il titolo ha archiviato la prima seduta della settimana con un calo del 5,1%.

I prezzi hanno toccato un minimo a 2,533 euro. Le quotazioni hanno violato la media mobile esponenziale a 100 giorni, passante a 2,65 euro circa e sono successivamente scese al di sotto della linea che unisce i minimi di aprile e di agosto, base del testa spalle ribassista disegnato dal top di marzo. Se i prezzi si confermeranno al di sotto di area 2,65/68 anche nelle prossime ore il rischio di dovere considerare completato il testa spalle sarà concreto. Il target della figura, ottenuto proiettandone l’ampiezza dal punto di rottura, si colloca a 1,80 euro circa. Supporto intermedio a 2,10 euro. Oltre 2,68 euro, lato alto del gap ribassista del 20 settembre, invece primo ostacolo a 2,77 euro, poi in area 2,86, massimo dello “shooting star” del 1° settembre.

(CC – www.ftaonline.com)

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