L’Angolo del Trader

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BPER Banca accelera al rialzo e tocca i massimi da fine settembre. Il servizio Ifr di Refinitiv ha riferito che l’istituto ha lanciato un’obbligazione di tipo Tier 2 con scadenza 2030 e richiamabile nel 2025. L’importo è di 400 milioni di euro ma la domanda ha superato quota 1,3 miliardi. Il rendimento dopo una indicazione in area 4% è stato fissato a 3,625%. Buone notizie anche sul fronte del rating, con Goldman Sachs che conferma la raccomandazione buy sul titolo e incrementa il target da 2,20 a 2,26 euro. Gli analisti della banca americana hanno migliorato del 7% medio annuo la stima sull’utile per azione del periodo 2021-2024. Graficamente BPER Banca ha inviato a inizio ottava un segnale rialzista grazie alla rottura a 1,25 euro circa del limite superiore del canale ribassista disegnato dal top di luglio, un indizio confermato ieri dalla rottura della media esponenziale a 100 giorni, passante da quota 1,37. Nelle prossime sedute sarà decisivo il confronto con le resistenze successive a 1,50 circa, quota pari al 61,8% di ritracciamento del ribasso in atto da luglio, e poco sopra a 1,54 euro, possibili freni lungo il percorso verso i massimi di agosto a 1,64 circa. Nella direzione opposta, sotto 1,35 possibile perdita di slancio, ma solo sotto 1,15 rischio concreto di ritorno sui minimi di inizio mese a 1 euro circa.

CNH Industrial sale sui massimi da inizio febbraio in scia alla nomina di Scott W. Wine a CEO del gruppo con effetto dal 4 gennaio 2021. Wine è attualmente presidente e CEO di Polaris, gruppo attivo nella produzione di veicoli fuoristrada e da neve, e andrà a sostituire Suzanne Heywood, Presidente e CEO pro tempore dal marzo scorso. Gli esperti di Kepler Cheuvreux apprezzano la nomina di Stott Wine e confermano la raccomandazione “hold” sul titolo con target price a 10 euro ricordando che durante la permanenza di Wine a Polaris i ricavi e l’utile operativo si sono quasi triplicati.

Il titolo ha toccato un massimo intraday a 9,038 euro per poi scicolare in area 9 euro, comunque bene al di sopra della chiusura di martedì a 8,736 euro. La prossima resistenza si colloca a 9,23 euro, minimo del 10 dicembre 2019 che era già stato testato dal basso anche il 6 febbraio. Il superamento di quei livelli dovrebbe favorire la ricopertura del gap del 27 gennaio con lato alto a 9,58. Resistenza successiva a 10,115, massimo dello “shooting star” (candela che rappresenta un ostacolo tenace) del 17 gennaio. Solo discese al di sotto di area 8,50 farebbero temere un deterioramento del sentiment positivo che il mercato sta mostrando per il titolo ormai da alcune settimane.

UniCredit potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di acquisire Banca MPS. Lo scrive MF evidenziando il fatto che il CEO Jean Pierre Mustier sembra tentato di approfittare delle proposte del Tesoro, primo azionista di Rocca Salimbeni con il 68%. Ricordiamo che a inizio settimana Reuters ha riferito che secondo fonti vicine alla situazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta iniziando a pensare allo scorporo dei rischi legali in capo a MPS. Si ipotizza il trasferimento dei rischi a un soggetto statale (quindi una sorta di nazionalizzazione) unitamente agli accantonamenti attualmente appostati in bilancio a copertura dei rischi stessi. Ricordiamo che le richieste danni verso la banca senese ammontano a circa 10 miliardi di euro con accantonamenti pari a circa 1,2 miliardi. Oltre a questo resta d’attualità l’ipotesi di un nuovo aumento di capitale da circa 1,5 miliardi di euro. Ricordiamo infine le indiscrezioni della scorsa settimana sulla possibilità di computare a capitale le DTA (imposte differite) fuori bilancio trasformandole in crediti fiscali (che per MPS sono pari a 3,7 miliardi). Tutte queste ipotesi avrebbero un unico scopo: rendere MPS appetibile per un compratore (UniCredit in primis) e permettere quindi al MEF di uscire dal capitale della banca senese entro fine 2021, come concordato con le autorità UE in occasione della ricapitalizzazione del 2017 classificata come aiuto di Stato temporaneo.

L’analisi del grafico di UniCredit mette in evidenza il rimbalzo partito a fine ottobre dopo il test del minimo pluriennale di maggio a 6,0120 euro. Le quotazioni si sono portate a ridosso degli ostacoli a 8,50-8,60, prospettando la possibilità di un attacco ai massimi allineati di giugno e luglio a 9,35-9,40. Una vittoria su questi ultimi riferimenti determinerebbe il completamento del potenziale doppio minimo in formazione da maggio, una figura rialzista che potrebbe proiettare il titolo verso 11,20, 12,00 e infine sui massimi di febbraio a 14,40 circa. Segnali di debolezza sotto 7,60, prologo a un approfondimento verso 7,10-7,20 almeno.

(SF – www.ftaonline.com)

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