L’Angolo del Trader

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Avio in pesante ribasso ieri (-16,64% a 11,02 euro) dopo il fallimento della missione Vega VV17 che trasportava i satelliti SEOSAT-Ingenio e Taranis. Il lanciatore è partito dalla base ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) di Kourou, nella Guyana francese ma dopo circa 8 minuti dal decollo si è verificato un problema. Avio ha precisato in un comunicato che l’anomalia si è presentata “dopo il completamento nominale della propulsione del primo, secondo e terzo stadio e la prima accensione del motore del quarto stadio: l’anomalia ha provocato una deviazione della traiettoria del lanciatore con la conseguente conclusione prematura della missione”. Vega è il missile lanciatore prodotto da Avio e non è nuovo a problemi: nel luglio 2019 si era verificata un’anomalia con conseguente fallimento del lancio che avrebbe dovuto mettere in orbita il satellite Falcon Eye 1 per conto degli Emirati Arabi Uniti. Era la quindicesima missione Vega e fino a quel momento non si era verificato alcun problema. L’analisi del grafico di Avio mette in evidenza che la flessione di ieri, seppur di proporzioni notevoli e accompagnata da volumi record, non fa altro che prolungare il movimento ribassista in essere da metà giugno. Il titolo ha infatti violato il supporto a 11,50 euro su cui le quotazioni erano rimbalzate a fine ottobre: una stabilizzazione sotto questo riferimento anticiperebbe il ritorno sul minimo di marzo a 9,56, con rischio concreto di approfondimenti verso 9,00 e 8,70. Un eventuale riassestamento oltre 11,50 creerebbe invece le premesse per un attacco alle resistenze a 13,50-14,00: in caso di successo prenderebbe corpo l’ipotesi di estensione verso il massimo di giugno a 16,64.

Banca MPS in netto rialzo martedì sale a toccare un massimo intraday a 1,24 euro per poi terminare la seduta a 1,221 (+2,09%).

Secondo fonti vicine alla situazione sentite da Reuters, il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta iniziando a pensare allo scorporo dei rischi legali in capo a Rocca Salimbeni. Si ipotizza il trasferimento dei rischi a un soggetto statale (quindi una sorta di nazionalizzazione) unitamente agli accantonamenti attualmente appostati in bilancio a copertura dei rischi stessi. Ricordiamo che le richieste danni verso MPS ammontano a circa 10 miliardi di euro con accantonamenti pari a circa 1,2 miliardi. Oltre a questo resta d’attualità l’ipotesi di un nuovo aumento di capitale da circa 1,5 miliardi di euro. Ricordiamo infine le indiscrezioni della scorsa settimana sulla possibilità di computare a capitale le DTA (imposte differite) fuori bilancio trasformandole in crediti fiscali (che per MPS sono pari a 3,7 miliardi). Tutte queste ipotesi hanno un unico scopo: rendere Banca MPS appetibile per un compratore (UniCredit in primis) e permettere quindi al MEF di uscire dal capitale della banca senese (ha il 68%) entro fine 2021, come concordato con le autorità UE in occasione della ricapitalizzazione del 2017 classificata come aiuto di Stato temporaneo. Il titolo ha testato, come già lunedì, in area 1,23 euro la media mobile esponenziale a 50 giorni, resistenza che non è stata superata in chiusura di seduta. Solo una decisa rottura di quei livelli segnalerebbe l’avvio di una correzione potenzialmente estesa di tutto il ribasso subito dal top del 21 luglio a 1,983 euro. Obiettivo inizialmente a 1,37, poi in area 1,50 euro, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio. Sotto 1,15 il tentativo di dare forma ad una fase di rimbalzo consistente risulterebbe negato, rischio in quel caso di ritorno in area 1 euro.

OVS estende la reazione martedì dopo un avvio di ottava turbolento. Le vendite erano scattate a seguito della decisione del cda di convocare l’assemblea per sottoporre una proposta di aumento di capitale fino a 80 milioni di euro, al fine di sfruttare le opportunità di aggregazione e di acquisizione createsi nel settore “che si stanno presentando in misura accentuata rispetto al recente passato e che consentirebbero di proseguire nel percorso di consolidamento intrapreso da anni”.

Il principale azionista TIP – Tamburi Investment Partners (ha il 22,7%) e l’a.d. Stefano Beraldo hanno comunicato l’intenzione di esercitare integralmente i rispettivi diritti di opzione e di sottoscrivere le porzioni di rispettiva competenza. Il cda ha anche esaminato i dati preliminari del trimestre terminato il 31 ottobre 2020: nonostante il nuovo lockdown i ricavi si sono attestati a circa 360 milioni di euro, +6% a/a. Graficamente OVS ha esteso il rimbalzo partito a fine ottobre fino a raggiungere gli ostacoli posizionati tra 1,00 e 1,08 euro, linea che scende dai top di giugno e massimi di ottobre. Una vittoria su questi elementi spianerebbe la strada al test dei massimi di giugno a 1,29 euro. Indicazioni di segno contrario giungerebbero invece sotto 0,872 euro, minimo di lunedì, per supporti a 0,75 circa, trend line che sale dai minimi di marzo.

(SF – www.ftaonline.com)

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