L’Angolo del Trader

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Il cda di Telecom Italia ieri ha dato il via libera al progetto di creazione della rete unica in fibra. Due i passaggi decisi dal board: il primo è la creazione di FiberCorp, dove confluiranno la rete secondaria di proprietà di Telecom (quella che va dagli armadi su strada alle utenze finali) e FlashFiber (la rete in fibra, joint-venture 80% Telecom e 20% Fastweb), con accettazione dell’offerta vincolante di 1,8 miliardi di euro da parte di KKR Infrastructure per il 37,5% di FiberCop. La seconda è la firma di una lettera d’intenti con CDP Equity finalizzata alla realizzazione del più ampio progetto di rete unica nazionale (AccessCo) attraverso la fusione tra FiberCop e Open Fiber. Questo è stato il passaggio più difficoltoso a causa della complessità nella ricerca della quadra sulla governance: e infatti “Secondo quanto previsto dall’intesa, TIM deterrà almeno il 50,1% di AccessCo e attraverso un meccanismo di governance condivisa con CDPE sarà garantita l’indipendenza e la terzietà della società. A tal proposito sono previsti meccanismi di maggioranze qualificate e regole di controllo preventivo”. Resta ora da decidere l’ultimo (ma non meno importante) dettaglio, ovvero “definire i valori degli asset destinati a confluire in AccessCo – e le relative quote di partecipazione nella società”: per questo saranno incaricati “valutatori terzi per avviare i relativi processi di due-diligence”. L’obiettivo è raggiungere un eventuale accordo di fusione non oltre il primo trimestre del 2021 dopo l’ok delle autorità competenti. L’a.d. di CDP Fabrizio Palermo in un’intervista a Repubblica ha dichiarato di puntare alla creazione della rete unica in due anni. L’analisi del grafico di Telecom Italia mette in evidenza il movimento laterale in essere da marzo e l’accelerazione delle ultime sedute con il titolo salito a mettere pressione sulle resistenze a 0,4250-0,4300 euro: il perentorio superamento di questi riferimenti lancerebbe i prezzi verso 0,54 (top di febbraio) e 0,59 (novembre 2019).

Conferme definitive in tal senso sopra 0,4780. Discese sotto 0,3300-0,3350 anticiperebbero invece un test di 0,3133, minimo di maggio e ultimo sostegno utile a scongiurare il ritorno sul minimo storico del 16 marzo a 0,2861.

Fincantieri +0,08% riduce i guadagni nel finale della seduta di ieri: il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha firmato il decreto attuativo che rende operativa la garanzia di Sace a copertura del 70% del prestito da 1,15 miliardi di euro siglato da Fincantieri con un pool di banche italiane. Graficamente Fincantieri fatica a dare seguito alla reazione avviata a fine luglio da 0,5605 euro. La rottura della trend line che scende dal picco del 21 luglio, a circa 0,61 euro, permetterebbe di intravedere i primi segnali di ripresa, ma solo oltre 0,65/0,66 migliorerebbero anche le prospettive di medio termine per obiettivi a 0,73, massimi di giugno. Discese sotto area 0,56 (anticipate dal cedimento di area 0,5850) farebbero invece temere una estensione al ribasso verso 0,50/0,51 circa.

Webuild annulla i guadagni iniziali nella parte finale della seduta di ieri e chiude in rosso. Domenica e’ stato approvato un emendamento che estende di sei mesi, fino al dicembre 2021, il regime straordinario per gli appalti introdotto dal governo con il DL Semplificazioni. Le quotazioni sono salite fino a toccare gli 1,138 euro per poi riportarsi in area 1,10 (close venerdi’ a 1,098). Il titolo si muove lateralmente da inizio agosto oscillando all’interno di una fascia compresa tra 1,05 e 1,15 euro circa. Solo la rottura del lato alto di questo intervallo segnalerebbe l’intenzione di mettere a segno un rimbalzo a correzione della discesa subita dal picco del 9 luglio a 1,547. Primo target in quel caso a 1,25, successivo a 1,35 euro. Sotto area 1,05 diverrebbe invece probabile il proseguimento della fase calante con obiettivo almeno fino a 0,975, base del gap rialzista del 20 marzo.

(SF – www.ftaonline.com)

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