Il Fmi avverte, una correzione brusca delle borse è possibile

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Il Fondo monetario internazionale ha migliorato nel suo World Economic Outlook le stime per l’economia globale: la contrazione attesa per il 2020 e del 4,4% (era del 5,2% a giugno), nel 2021 ci si attende un rimbalzo del 5,2% (era il 5,4% a giugno). La contrazione del 2020, se confermata, resta comunque quella peggiore dal 1945.

Per la Germania il Fmi si attende un 2020 in calo del 6%, dal -7,8% ipotizzato a giugno, e un 2021 in crescita del 4,2%, dal 5,4% precedente. L’area euro rischia di terminare il biennio 2020/2021 più in basso del 3% rispetto ai livelli finali del 2019, una differenza notevole rispetto agli Usa, che dovrebbero uscire dal biennio con una crescita dell’1,2%, e alla Cina, per la quale la crescita nei due anni potrebbe superare il 10% (l’1,8% già nel 2020). Solo la Germania tra i principali paesi dell’area euro dovrebbe comunque riuscire a tornare ai livelli pre-crisi già nella prima parte del 2022.

Il Fmi tuttavia avverte: nel caso la pandemia di Covid-19 si prolunghi oltre i tempi attesi (e la notizia di martedì di un temporaneo stop gli studi per il vaccino in fase di sviluppo da parte di Johnson & Johnson e la parallela interruzione dei test comunicata da Eli Lilly per il suo trattamento del Covid-19 con anticorpi non lasciano ben sperare in questo senso) c’è il rischio di assistere ad una rapida correzione dei mercati azionari.

Per il momento le misure straordinarie adottate dal governo e dalle banche centrali hanno evitato il peggio, lo dice chiaramente la capo economista del Fmi, Gita Gopinath, osservando che sono stati i 12mila miliardi di dollari stanziati dai governi ad evitare “una catastrofe finanziaria”, ma le condizioni di fondo dell’economia rimangono deboli, le peggiori dal dopoguerra e il futuro, in assenza di misure efficaci di contrasto alla diffusione del Covid il future rimane incerto.

Per il momento le borse hanno fatto un atto di fede, aiutate come si sa dall’intervento di governi e banche centrali, prezzando le azioni come se la ripresa post-covid fosse ormai già consolidata, esiste tuttavia un notevole “disconnect” tra i mercati finanziari e l’economia reale, e se questo gap non dovesse accennare a chiudersi nel prossimo futuro, con i dati macro che iniziano a dipingere una perdita di forza della ripresa, per le borse potrebbe rendersi necessario un brusco adattamento delle quotazioni. Le aziende hanno infatti evitato per il momento di fallire grazie al ricorso al credito a condizioni particolarmente vantaggiose, ma il fardello crescente del debito alla lunga, in assenza di una ripresa robusta della domanda, rischia di diventare insostenibile per molti, con il conseguente aumento delle bancarotte aziendali e delle insolvenze nei bilanci delle banche.

Il fatto che il Fmi abbia tagliato nel report di ottobre le stime per il Pil globale del 2021 dal +5,4% al 5,2% rispetto ai calcoli di giugno è un primo campanello di allarme (per gli Usa la previsione 2021 è passata dal un +4,5% ad un +3,1%): come detto perchè le quotazioni azionarie possano continuare ad espandersi, o almeno a non cadere, è essenziale che i mercati continuino a credere che la ripresa ci sarà e sarà talmente robusta da giustificare la fuga in avanti fatta dalle quotazioni negli ultimi mesi. Se il Covid imporrà il ritorno di misure strette di distanziamento sociale le cose potrebbero complicarsi per l’economia e di conseguenza anche per i mercati finanziari. Secondo il Fmi il debito nazionale nelle economie avanzate potrebbe arrivare al 125% del Pil alla fine del 2021, un livello difficilmente espandibile, serve quindi una decisa ripresa del Pil per riportare il rapporto su valori più sostenibili.

Dove puntare l’attenzione per avere i primi segnali di un deterioramento del sentiment di mercato? Probabilmente l’indice che per primo potrebbe registrare una fuga dei risparmiatori è il Nasdaq 100, paniere che contiene tutti i big della tecnologia che si sono resi protagonisti nel rialzo degli ultimi mesi.

Sul grafico del Nasdaq 100 è evidente una flessione dai massimi del 2 settembre a 12439 punti che ha comportato il ritracciamento di un terzo circa del rialzo messo a segno dai minimi di marzo. Dal minimo del 21 settembre a 10678 punti, prossimo alla media mobile esponenziale a 100 giorni, l’indice ha messo a segno una reazione con la quale è tornato ad avvicinare il record di inizio settembre. L’osservazione dei grafici insegna che molto spesso le fasi di correzione di una tendenza si sviluppano in tre segmenti, è quindi possibile che il movimento in atto dal picco di settembre sia stato per ora disegnato solo per i 2/3, mancherebbe anche l’ultimo terzo, ribassista, per completare il ritracciamento.

A rendere poco probabile l’ipotesi della realizzazione di una terza leg ribassista sarebbe il superamento del picco del 2 settembre, in quel caso una ripresa dell’uptrend con obiettivi anche distanti dai prezzi attuali tornerebbe plausibile. Fino a che area 12500 non sarà alle spalle resterà tuttavia elevato il rischio che si possa realizzare non solo un nuovo test della media esponenziale a 100 giorni, passante ora a 10810 circa, ma anche il proseguimento del ribasso fino al 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo, supporto a 9600 circa. Sulle quotazioni attuali è quindi opportuno adottare una strategia neutrale, pronti a rientrare al rialzo solo in caso di superamento del picco di settembre.

(AM – www.ftaonline.com)

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