Federacciai: ormai imprescindibile un Piano industriale nazionale per la siderurgia

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Nel corso dell’Assemblea pubblica di Federacciai – nella quale sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico, Alessandra Todde e il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi – il Presidente della federazione che rappresenta le imprese siderurgiche italiane, Alessandro Banzato, sottolineando fortemente il ruolo strategico dell’industria siderurgica e più in generale manifatturiera per l’economia italiana, e dunque la necessità di un suo più deciso sostegno, ha tra l’altro dichiarato a proposito del mercato attuale: «Per il nostro settore già l’anno scorso (2019) si era chiuso con segnali recessivi (con volumi produttivi in calo del -5,2% – in linea con l’andamento europeo – e una contrazione delle marginalità), ma il 2020 si era aperto con piccoli segnali di ripresa che lasciavano ben sperare, poi è arrivato il Covid e la produzione è scesa del 40% a marzo e del 30% ad aprile. A partire da maggio è iniziato un lento recupero che ci ha permesso di riassorbire una parte delle perdite precedenti arrivando a segnare ad agosto un aumento mensile del 9,7% (+10,7 nel comparto dei lunghi e -3,5% in quello dei piani). Il dato progressivo dei primi 8 mesi segna un meno 17%. Complessivamente stiamo andando meglio rispetto alla media europea che nei primi otto mesi dell’anno ha perso il 18,6% della produzione. Siamo ormai quasi allineati all’andamento tedesco (-16,5%) e stiamo staccando Francia e Spagna che, a causa in alcuni casi di fermate degli impianti, perdono circa il 27% ciascuna. Fuori dal contesto europeo, la Cina prosegue invece la sua ‘marcia trionfale’ verso l’obiettivo di superare il miliardo di produzione annua. Con 689 milioni di tonnellate nei primi otto mesi segna un più 3,7% e rappresenta oggi il 58% dell’intera produzione mondiale».

«Il recupero – ancora insoddisfacente e sicuramente condizionato dai vistosi cali produttivi di Taranto – è accompagnato anche da un recupero dei prezzi di vendita che è abbastanza significativo per i prodotti piani ma molto contenuto per gli altri settori. Questa dinamica potrebbe rappresentare nel breve un problema per quanto riguarda la redditività della maggioranza delle imprese siderurgiche italiane vista anche l’evoluzione rialzista dei maggiori fattori di costo (minerale, rottame, ferroleghe, elettrodi ed energia). Un 2020, quindi, che si chiuderà in modo sicuramente insoddisfacente sia per quanto riguarda i volumi che per ciò che concerne la redditività. Se per contro si dovesse confermare una discreta capacità di convivenza con il virus – sia in Italia che in Europa – le previsioni che possiamo fare per il 2021 sono positive anche perché dovrebbero incominciare a sentirsi in modo più consistente i benefici delle misure già avviate per il rilancio dell’economia».

Sul contesto italiano, a propostito delle misure adottate dal Governo per affrontare la crisi e il rilancio dell’economia, Banzato ha dichiarato: «Per quanto riguarda la gestione della pandemia va dato atto al Governo di avere avuto una reazione efficace e di esempio a livello europeo e mondiale.

Tra gli interventi messi in campo, l’Ecobonus 110% è stata una agevolazione sicuramente intelligente per il rilancio di quanto ruota intorno all’edilizia e meriterebbe di diventare una misura strutturale. Con fatica e non senza polemiche ideologiche sono stati varati anche gli incentivi per la rottamazione delle auto.

Va bene lo stimolo di prospettiva per le auto ibride ed elettriche, ma occorre avere più coraggio e più disponibilità per incentivare anche e soprattutto le Euro 6 che saranno certamente meglio delle tantissime Euro 5, 4, 3 e 2 che ci sono ancora in circolazione. Promuovere quasi esclusivamente ibrido ed elettrico rischia di generale un ambientalismo d’élite, ovvero di favorire nell’acquisto le classi più agiate.

L’altra misura che a nostro giudizio va ripresa e rilanciata in termini strutturali, anche per quelle che sono le implicazioni formative, è Industria 4.0. Sappiamo quali sono stati i risultati e li abbiamo visti soprattutto nel 2018, un anno molto buono e non solo per la siderurgia».

«Al Governo diamo poi atto di avere portato a casa con il Recovery Fund un ottimo risultato sia in chiave economica e finanziaria per il Paese che in chiave politica dal punto di vista Europeo. L’Europa ha dato un segnale di Comunità che non si vedeva, forse, dai tempi della CECA. Il Recovery Fund è una occasione unica e irripetibile ma anche il nuovo MES e il Programma SURE sono misure che auspicavamo e probabilmente senza lo shock della pandemia non sarebbero arrivate.

Adesso è importante che l’ottimo risultato raggiunto non venga guastato dall’inconcludenza. Anche perché è ormai chiaro che i soldi arriveranno solo se ci saranno riforme e progetti verificabili e coerenti con i principi fondativi del piano».

«Per quanto riguarda il tema delle infrastrutture, tutti abbiamo festeggiato l’esperienza del Ponte di Genova sostenendo che doveva assumere un valore non solo simbolico ma anche paradigmatico. Ma poi si ritorna alla triste realtà e ai lacci della burocrazia che bloccano ancora oggi moltissime opere e non perché non ci sono i soldi ma perché manca l’architettura normativa che consente di partire senza indugi. La Ministra De Micheli parla di 50 opere per un totale di 30 miliardi. Io dico basta, è tempo di agire subito!».

«Per quanto riguarda più nello specifico la siderurgia, abbiamo molto apprezzato il modus operandi del MISE che ha permesso dopo un lavoro congiunto e senza sosta avviato ad agosto la condivisione di una “Scheda di Progetto” contenenente alcuni macro obiettivi (in fondo riportati*) che auspichiamo possano essere raggiunti permettendo alle imprese del nostro settore di esplicare pienamente attraverso il Recovery Fund il loro potenziale di innovazione e miglioramento tecnologico».

Il Presidente Banzato è poi intervenuto su altri temi, come di seguito sintetizzato.

LE SFIDE ENERGETICHE E AMBIENTALI
«Nella parte narrativa della Scheda di Progetto si fa anche riferimento all’idrogeno in una logica di prospettiva a medio-lungo termine.

Onde evitare fraintendimenti vorrei sottolineare che l’idrogeno è una grande opportunità per il futuro ma al momento non è la soluzione dei problemi che dovevamo affrontare già da tempo e che necessitano di risposte chiare e forti subito. Sull’idrogeno il mondo si sta muovendo molto velocemente e in particolare l’asse Franco-Tedesco sembra intenzionato ad attivare consistenti investimenti.
Il tema in questo caso non è solo siderurgico ma più in generale di alta strategia industriale ed energetica. In Italia abbiamo grandi competente e grandi aziende energetiche che si stanno già muovendo ma vanno aiutate dal Governo a fare di più.
Se, come è possibile, l’idrogeno diventerà un nuovo paradigma per la produzione dell’energia, come seconda manifattura europea non possiamo restare indietro come a suo tempo, non senza conseguenze per i consumatori, successe con il nucleare».

«Un nuovo paradigma, in questo caso direttamente siderurgico, che si sta profilando a livello europeo e internazionale è quello della produzione di acciaio a ciclo elettrico. Questo perché è una delle soluzioni più facili e collaudate per implementare il processo di decarbonizzazione posto come primario obiettivo da parte della Commissione Europea anche attraverso forme di sostegno quale il Just Transition Mechanism.
La scarsità di rottame in Italia (siamo pesantemente importatori netti con un aggravio di costi rispetto ai principali competitor europei), ma anche le esigenze qualitative sempre crescenti per i produttori siderurgici, determinano la necessità di legare l’eventuale installazione di nuova capacità fusoria a forno elettrico alla produzione di materiali low carbon come il preridotto e l’HBI a base gas».

«I siderurgici italiani e gli altri settori industriali energivori negli ultimi 15 anni sono riusciti a mantenere la loro competitività grazie all’esistenza di tre istituti: Interrompibilità, Interconnector ed art. 39 energivori. Nonostante ciò le imprese dell’acciaio hanno proseguito con continuità e determinazione azioni volte all’efficientizzazione dei processi produttivi e di risparmio energetico raggiungendo livelli di performance energetica altissimi che fanno del comparto un modello a livello internazionale. Negli ultimi due anni, inoltre, diverse aziende hanno avviato contratti PPA con produttori di energia da fonti rinnovabili (eolici e fotovoltaici) che rappresentano le prime esperienze concrete di grandi consumatori industriali a sostegno degli obiettivi fissati dal “Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima”.

Per poter continuare a competere e contribuire attivamente alle sfide date dai processi di decarbonizzazione in atto vanno consolidati gli istituti in essere, magari affrontando dopo 15 anni un processo di manutenzione che ne migliori l’efficacia sia sul lato della domanda che di quello dell’offerta».

«C’è poi il tema della compensazione dei costi indiretti ETS. Con la recentissima adozione in via definitiva da parte della Commissione Europea delle nuove linee guida sugli aiuti di stato ETS, valide per il periodo 2021-2030, il Governo italiano non ha più alibi per adottare i meccanismi di compensazione simili a quelli che in Germania, Francia, Belgio, Spagna e Inghilterra hanno peraltro già reso operativi da tempo. Negli ultimi 15 anni siamo riusciti a mantenere costi quasi allineati a quelli dei nostri competitor europei grazie agli strumenti in vigore. Ma i nostri concorrenti, soprattutto nell’ambito delle misure collaterali alla decarbonizzazione, hanno già ottenuto o stanno per ottenere compensazioni e benefici che si traducono già ora in un vantaggio competitivo».

SICUREZZA E FORMAZIONE RISORSE UMANE
«Le persone sono l’asset fondamentale delle nostre aziende. Senza le persone non fai andare avanti gli impianti e non sei in grado di fare camminare gli investimenti che portiamo avanti per l’innovazione sia di processo che di prodotto. E parlare di persone vuole dire affrontare due temi rilevantissimi e imprescindibili: Sicurezza e Formazione. A proposito del primo, il nostro settore ha saputo proprio in questi mesi dare il meglio e i protocolli adottati da tutte le aziende sono stati estremamente rigorosi e in alcuni casi portati ad esempio anche in altri settori e questo è per noi un motivo di grande orgoglio».

«Per quanto riguarda invece la formazione sono particolarmente soddisfatto di dare conto del progetto Metal University che la nostra controllata Riconversider sta avviando in questi giorni con AQM Centro Servizi Tecnici alle Imprese e ISFOR Formazione e Ricerca (divisione della Fondazione AIB). L’innovativo programma formativo è rivolto a tutte le imprese, dalle piccole e medie a quelle di grandi dimensioni e insisterà sulle aree imprenditoriali, del management strategico e funzionale, della produzione e del prodotto, della trasformazione digitale e delle competenze trasversali e manageriali. Le trasformazioni tecnologiche avvenute negli ultimi anni in tutte le attività della filiera siderurgica (dalla produzione dell’acciaio, alla laminazione, ai controlli di qualità e infine ai sistemi di vendita e assistenza al cliente) hanno messo in crisi i vecchi modelli di apprendimento sul campo. Per questo è strategico lavorare sullo sviluppo delle competenze e questo vale sia per chi è già presente in azienda da tempo sia per i giovani assunti da poco».

CRITICITA’ AZIENDALI APERTE
«Sulla questione delle crisi aziendali aperte devo purtroppo constatare che siamo ancora in mezzo al guado, in un groviglio di piani e incertezze con un’unica novità rispetto agli ultimi anni, il profilarsi del ritorno dello Stato nell’azionariato delle realtà ex pubbliche in crisi».

«C’è da parte nostra la consapevolezza che ci sono momenti in cui se si considerano strategici certi asset e se l’effetto combinato di perdite e investimenti per il rilancio sono insostenibili per un investitore privato, il ritorno dello Stato è possibile e necessario. La presenza dello Stato deve servire per proteggere il turnaround ma poi deve essere valorizzata prevedendone una uscita. Siamo quindi dell’idea che lo Stato possa fare il traghettatore ma non l’imprenditore. Detto questo va però chiarito che è necessario salvaguardare ciò che è veramente strategico e non le attività che sono ormai fuori mercato. Nel caso dei prodotti piani, ad esempio, dal 2012 al 2019 la produzione di coils a Taranto si è dimezzata da 9,3 milioni di tonnellate a 4,5 milioni. Con un consumo aumentato di 2,2 milioni di tonnellate nello stesso periodo le importazioni sono passate da 5,6 milioni di tonnellate a 9,6 milioni. Questa è la dimostrazione, numeri alla mano, che per tutta la filiera Taranto è un asset necessario e strategico».

«Non è ancora chiaro quale sarà il piano industriale per Taranto e quali saranno le strade che verranno prese per la sua progressiva decarbonizzazione. Ribadisco però oggi la disponibilità delle acciaierie italiane a sedersi intorno ad un tavolo e a discutere le condizioni di fattibilità tecnica ed economica di un impianto di produzione di preridotto ed HBI a Taranto la cui capacità in eccesso potrebbe essere utilizzata nelle acciaierie del nord per migliorare la qualità della carica ed avere una alternativa all’utilizzo del rottame che in Italia scarseggia».

UN PIANO INDUSTRIALE PER LA SIDERURGIA ITALIANA
«Dopo tutto quanto detto in precedenza sul mercato, credo che ormai sia imprescindibile l’esigenza più volte dichiarata di istituire un Tavolo Nazionale che avvii con il Governo e le parti sociali una riflessione sulla siderurgia italiana per arrivare alla definizione di un Piano Industriale Nazionale. Un tavolo dove si possa discutere apertamente e con franchezza, trovare soluzioni che aiutino il settore a rilanciarsi e, se necessario, a consolidarsi. La Germania, Paese con la prima siderurgia in Europa l’ha già fatto, insieme all’associazione degli imprenditori: perché l’Italia, Paese manifatturiero con la seconda siderurgia europea sta ancora aspettando?».

«C’è un problema di sovraccapacità produttiva mondiale ed europea, ma in alcuni casi anche nazionale. C’è una contrazione strutturale di alcuni mercati di sbocco per alcune tipologie di prodotto. C’è l’esigenza di avere strumenti normativi e fiscali che accompagnino eventuali processi di specializzazione e consolidamento in una logica di rafforzamento del tessuto produttivo nazionale. In un mondo che vedrà la Cina arrivare nel 2020 a produrre più di un miliardo di tonnellate di acciaio o ci si specializza, o ci si consolida, o si diventerà facili prede».

Il Presidente Banzato, infine, ha concluso la sua relazione ricordando come e quanto il Covid abbia fatto capire a tutti, a partire dal Governo, il senso e la forza della filiera dell’acciaio.

«Nei giorni drammatici per l’esplodere della pandemia e concitati per la definizione dei codici Ateco che avevano la possibilità di continuare a produrre, è diventato sempre più evidente quello che noi sappiamo e diciamo da tempo: l’acciaio è un materiale che direttamente o indirettamente arriva a tutti i comparti produttivi, anche a quelli più impensabili come il medicale, l’agricoltura e l’alimentare».

* ALCUNI DEI MACRO OBIETTIVI INDICATI NELLA “SCHEDA DI PROGETTO”:

  • garantire la continuità della serie di strumenti di riduzione dello spread energetico coi mercati europei che, attraverso sistemi diversi di controprestazione e finanziamento reti, rendono possibile mantenere il costo dell’energia elettrica, materia prima fondamentale per il settore, aiutando la gestione in sicurezza del sistema elettrico;
  • incentivare l’utilizzo di energia elettrica da fonti rinnovabili negli impianti siderurgici favorendo: a) la costruzione di parchi rinnovabili dedicati, b) la stipula di contratti di fornitura di energia elettrica a lungo termine da fonti rinnovabili destinata agli impianti siderurgici attraverso forme di copertura e parificazione con il prezzo di mercato dell’energia elettrica;
  • finanziamento della ricerca, sviluppo e installazione di impianti e parti di impianti funzionali alla riduzione delle emissioni dirette di anidride carbonica e altri elementi inquinanti;
  • incentivare la modernizzazione, l’efficientamento e digitalizzazione degli impianti;
  • rivalutare la risorsa rottame ferroso, in un quadro normativo che la individui come risorsa low carbon di cui facilitare l’utilizzo e incentivare la produzione, il trattamento e l’importazione da Paesi europei e terzi;
  • efficientare l’utilizzo del sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra, principale strumento per raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2, anche attraverso un sistema di compensazione dell’incremento dei prezzi di elettricità per gli impianti industriali; sostegno alla filiera e alla catena del valore (automotive, costruzioni, meccanica, ecc.) sia direttamente che attraverso l’utilizzo preferenziale di acciaio da produzione sostenibile;
  • incentivazione al riutilizzo dei sottoprodotti siderurgici sia all’interno che all’esterno del ciclo produttivo primario, con risultante riduzione dell’utilizzo di materie prime;
  • stimolare interventi di risparmio energetico, riutilizzo del calore, cogenerazione.

(GD – www.ftaonline.com)

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