Banche, Visco chiede solidità e trasparenza

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Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è intervenuto oggi al Comitato Escutivo dell’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana) per analizzare le implicazioni della pandemia e le prospettive per l’economia italiana e le banche.

Visco ha ricordato che, a seguito della pandemia: “Nei primi due trimestri la forte caduta dei consumi, degli investimenti e della domanda estera ha determinato una diminuzione cumulata del prodotto di oltre il 17 per cento, facendolo arretrare sui livelli dei primi anni Novanta; a essa sembra far seguito, come previsto, un consistente recupero dell’attività produttiva”.
A seguito degli interventi di reazione al momento si registrano comunque andamenti coerenti con le previsioni iniziali e dunque uno scenario di caduta del Pil quest’anno di poco inferiore al 10 per cento, con una successiva, molto graduale, ripresa. Permangono comunque molti rischi a livello nazionale e globale, anche sull’evoluzione della pandemia.

Visco, lodando l’iniziativa europea del Next Generation EU, ha però chiesto al governo interventi in grado di farci recuperare ritardi strutturali che ostacolano ancora la crescita e la creazione di lavoro.

E’ stato e rimane fondamentale il supporto delle banche e l’espansione dei prestiti sostenuta dalle garanzie pubbliche. Visco ha ricordato il rafforzamento patrimoniale delle banche e il contemporaneo rapido calo della redditività degli istituti. Il governatore ha inoltre sottolineato con forza la necessità che gli intermediari continuino a conservare livelli adeguati di patrimonializzazione: “Su questo fronte, per assorbire le perdite sui prestiti sarà probabilmente necessario utilizzare almeno parte del capitale in eccesso rispetto ai requisiti minimi”.

“Nei prossimi anni – ha aggiunto – sarà quindi fondamentale continuare a gestire con efficacia i crediti deteriorati per evitare che essi si accumulino nei bilanci, ostacolando le azioni di rafforzamento e incrinando la fiducia del mercato e degli investitori”.

“La capacità delle banche italiane di affrontare shock avversi è significativamente aumentata – ha precisato Visco – La portata della crisi in atto potrebbe tuttavia essere tale da richiedere interventi di natura straordinaria”.

Al riguardo il numero uno di via Nazionale ha lodato il dibattito europeo sulle bad bank (asset management company AMC) e l’idea di un coinvolgimento dei privati nel capitale di queste società. In Italia un ruolo di primo piano in questo campo è quello di AMCO.
Visco ha richiamato l’importanza di un quadro più chiaro di intervento per la gestione ordinata delle crisi di intermediari di piccole e medie dimensioni.

“Ricordo inoltre – ha aggiunto Visco – che resta da completare l’Unione bancaria, inclusa la creazione di una rete di sicurezza finanziaria (backstop) per il Fondo di risoluzione unico nell’ambito del sistema di gestione delle crisi. Tale funzione, secondo la proposta di riforma definita lo scorso anno e tuttora in discussione, dovrebbe essere svolta dal Meccanismo europeo di stabilità”.

Visco ha inoltre sottolineato le sfide dell’efficienza anche tecnologica che si pongono davanti al sistema del credito italiano.

Sul delicato tema della creazione di una grande banca pubblica, Visco ha infine affermato: “Si discute anche, in questi giorni, della possibilità che lo Stato intervenga nel sistema bancario assumendo direttamente la proprietà di quegli intermediari che stanno cercando di completare difficili processi di ristrutturazione e rilancio, al fine di creare un “polo bancario pubblico” che contribuisca al supporto dell’economia reale, soprattutto nel Mezzogiorno e nei confronti delle piccole imprese.
La questione è complessa. Si può discutere del nesso tra la natura della proprietà e i risultati che si possono ottenere nella conduzione dell’attività di impresa, ma l’esperienza delle gestioni bancarie pubbliche si è non di rado caratterizzata per gravi inefficienze nei processi di allocazione delle risorse.
Non va dimenticato, inoltre, che più che del supporto di una grande banca pubblica l’economia italiana beneficerebbe innanzitutto di una pubblica amministrazione efficiente, di infrastrutture adeguate, di investimenti in innovazione e conoscenza”.

(GD – www.ftaonline.com)

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