Asia-Pacific in positivo. Il Nikkei 225 perde però lo 0,12%

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Dopo una seduta in positivo per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi l’S&P 500, apprezzatosi giovedì dello 0,80%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza rialzista è proseguita, per un quanto con un tono più contrastato. Il rinnovato ottimismo su nuovi aiuti all’economia da parte di Washington torna a guidare i mercati. Donald Trump ha fatto dietrofront dichiarando giovedì che i colloqui con il Congresso sono ripresi con l’obiettivo di trovare l’accordo su un alleggerimento fiscale mirato. Il presidente Usa martedì aveva imposto uno stop ai negoziati puntando a giocarsi in chiave elettorale la promessa di nuovi aiuti. Il risultato è stato un guadagno intorno allo 0,20% per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, non lontano dal picco del 31 agosto, quando aveva toccato i massimi dal marzo 2018.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in ribasso di circa lo 0,20% e il parallelo rafforzamento dello yen sul biglietto verde contribuisce a deprimere la performance di Tokyo: il Nikkei 225 perde infatti lo 0,12% (fa peggio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,59%). Sul fronte macroeconomico, in agosto la spesa delle famiglie ha segnato in Giappone un declino del 6,9% annuo, in miglioramento rispetto al precedente crollo del 7,6% (1,2% il ribasso di giugno). Il dato, che segna l’undicesimo mese consecutivo di contrazione, è in linea con il consensus di Reuters.

L’indice Pmi nel settore dei servizi in Cina elaborato da Markit/Caixin è salito in settembre a 54,8 punti dai 54,0 punti di agosto. Il Pmi Composite, che raggruppa manifatturiero e servizi, è invece sceso a 54,5 punti dai 55,1 punti precedenti. Tornano a scambiare dopo la settimana di stop per il festival di metà autunno le piazze di Shanghai e Shenzhen e lo fanno in netto rialzo.

A meno di un’ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono infatti in crescita di circa l’1,70% e di oltre il 2% rispettivamente, contro il rally del 3% dello Shenzhen Composite. Più contrastato l’andamento di Hong Kong: l’Hang Seng perde infatti circa lo 0,10% (segno opposto per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica, in rialzo invece intorno allo 0,20%). A Seoul il Kospi non ha scambiato per la festa dell’Hangeul (che ricorda la creazione dell’alfabeto coreano nel XV secolo da parte di Sejong il Grande), mentre a Sydney l’S&P/ASX 200 ha chiuso invariato.

(RR – www.ftaonline.com)

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