Asia-Pacific in positivo. Il Nikkei 225 guadagna lo 0,47%

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Dopo una seduta in positivo per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq, apprezzatosi martedì dell’1,39%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza si è fatta maggiormente contrastata. Volatilità soprattutto per le piazze della Cina continentale, con lo Shanghai Shenzhen Csi 300 che ha comunque iniziato il mese di settembre sui massimi degli ultimi cinque anni. Gli investitori attendono ancora sviluppi sui nuovi piani di stimolo all’economia Usa, mentre nell’altro emisfero da evidenziare è il primo scivolamento in recessione dal 1991 per l’Australia. Il risultato è comunque di un guadagno intorno allo 0,30% per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è poco mosso come lo è lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 chiude in rialzo dello 0,47% (performance identica per l’indice più ampio Topix, parimenti apprezzatosi dello 0,47%). Sul fronte macroeconomico, la base monetaria del Giappone è cresciuta in agosto dell’11,5% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al progresso del 9,8% di luglio (6,0% in giugno).

Sessione altalenante per le piazze cinesi. A meno di un’ora dal termine degli scambi lo Shanghai Composite si muove poco sotto la parità, contro progressi intorno allo 0,20% e allo 0,60% rispettivamente per Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite. In positivo anche Hong Kong: l’Hang Seng guadagna infatti circa lo 0,10% (fa meglio l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica, con una crescita intorno allo 0,20%). Rialzo di circa lo 0,20% per il Kospi di Seoul mentre a Sydney l’S&P/ASX 200 guadagna l’1,84% in chiusura, dopo che l’Australian Bureau of Statistics (l’ente statistico di Canberra) ha comunicato che il Pil dell’Australia è crollato del 6,3% annuo nel secondo trimestre 2020, contro il progresso dell’1,6% del primo.

Su base sequenziale la contrazione è stata invece del 7,0% contro il precedente declino dello 0,3% (l’economia australiana scivola così in recessione per la prima volta dal 1991).

(RR – www.ftaonline.com)

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