Asia in negativo dopo la Fed e il Nikkei 225 perde lo 0,67%

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Dopo una seduta contrastata per Wall Street (unico in positivo dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi mercoledì dello 0,13%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza si è consolidata in negativo, come prima reazione a quanto uscito dal meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Federal Reserve che si occupa di politiche monetarie): la probabilità, cioè, che i tassi d’interesse Usa restino intorno allo zero fino a tutto il 2023. Fattore ribassista che non è neppure stato controbilanciato dalla revisione al rialzo dell’oulook economico Usa per il 2020. E il risultato è stata una flessione intorno allo 0,80% per l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si appresta a chiudere la striscia di cinque sedute consecutive in crescita.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in rialzo dello 0,30% circa ma il parallelo indebolimento dello yen sul biglietto verde non ha evitato l’arretramento della piazza di Tokyo: alla fine il Nikkei 225 perde infatti lo 0,67% (fa meglio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,36%). Sul fronte macroeconomico, come previsto la Bank of Japan (BoJ) ha confermato ancora i tassi d’interesse allo 0,10% in negativo. In scia a quanto fatto dalla Fed, anche l’istituto centrale nipponico ha migliorato l’outlook economico, indicando che nella fase attuale non c’è la necessità di espandere il piano di stimolo per rispondere all’impatto dell’epidemia di coronavirus.

Secondo i dati di Rhodium Group, citati da Reuters, gli investimenti tra Usa e Cina sono collati del 16,2% annuo nel primo semestre a 10,9 miliardi di dollari. Cifra ben lontana dai quasi 40 miliardi registrati nei primi sei mesi sia del 2016 che del 2017.

A meno di un’ora dal termine degli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono in rialzo di poco meno dello 0,20% entrambi, contro il progresso di circa lo 0,70% dello Shenzhen Composite. Molto male invece Hong Kong: l’Hang Seng perde infatti intorno all’1,50% (fa meglio per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica, che segna comunque un declino superiore all’1%). A Seoul il Kospi è in calo di circa l’1% mentre a Sydney l’S&P/ASX 200 perde l’1,22% in chiusura.

(RR – www.ftaonline.com)

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