Nazionalizzazione MPS, Mansi contro Profumo: “nessun rischio”

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Antonella Mansi Fondazione MpsNei giorni scorsi il numero uno di Monte dei Paschi di Siena, Alessandro Profumo, aveva lanciato un allarme molto preciso e circoscritto: senza il via libera dell’assemblea degli azionisti all’aumento di capitale di Mps, la nazionalizzazione della terza banca italiana sarebbe inevitabile. A queste parole oggi ha direttamente risposto Antonella Mansi, presidente di quella Fondazione Mps che è di fatto la prima avversaria della strategia di intervento portata avanti da Profumo. La Mansi, nel corso di una intervista, ha affermato che la nazionalizzazione di Mps scatterebbe solo ed esclusivamente nel caso in cui la banca toscana non fosse in grado di rimborsare  i Monti-bond entro il 31 dicembre 2014. Ci sarebbe quindi un anno per impedire questo scenario che alcuni analisti giudicano inevitabile. Quindi, prosegue la Mansi, se l’aumento di capitale non dovesse scattare a gennaio 2014, perchè mai “dovrebbe esserci subito la nazionalizzazione”?

Dalle parole della numero uno della Fondazione Mps sembra emergere un quadro differente rispetto a quello descritto da Profumo. La nazionalizzazione di Monte dei Paschi, in altre parole, sarebbe, nelle intenzioni del manager ex-Unicredit, solo uno spauracchio da agitare davanti agli occhi della Fondazione Mps per piegare lo storico ente ad accettare l’avvio a gennaio dell’aumento di capitale.

Ma la Mansi non sembra disposta a fare questo gioco e a Quotidiano Nazionale dichiara: la Fondazione non darà un voto favorevole all’aumento “nel caso in cui questo venga lanciato il prossimo gennaio” poichè “l’aumento porterebbe con se’ “la diluizione e l’abbassamento di valore” del patrimonio della Fondazione. La posta in gioco è alta. Con un avvio immediato della ricapitalizzazione, infatti, sarebbe bruciato valore per non meno di 700 milioni di euro.

Nessun timore reverenziale verso Profumo che ha minacciato di lasciare la banca toscana nel caso in cui non venga approvato l’avvio rapido dell’aumento di capitale. Dichiara la Mansi a QN: “Le aziende, se sono sane e solide e con un piano industriale serio e credibile devono poter avere la possibilità di andare avanti a prescindere da chi le conduce. Dopodichè mi auguro che questo non avvenga: in una situazione così complessa un impegno in questo senso ce lo aspettiamo”

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