MPS, numeri tragici: Comune e Fondazione si arrendono all’ingresso di nuovi investitori

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MPS 3Il presidente uscente della Fondazione MpS, Gabriello Mancini, ha pronunciato ieri il suo ultimo discorso da numero uno dell’azionista principale di Banca Mps, archiviando sette anni di gestione molto chiacchierata alla luce della crisi finanziaria e degli scandali che travolgono lo storico istituto di credito senese. Francesco Maria Pizzetti, ex consulente di Prodi tra il 1996 e il 1998 e già presidente dell’Authority per la privacy, dovrebbe essere il successore di Mancini (MPS: Pizzetti lanciato verso la presidenza della Fondazione), sebbene in queste ore si registri un’impasse politica dentro il PD, infastidito dall’attivismo del sindaco di Siena Bruno Valentini. 

 

Il piano del sindaco di Siena Bruno Valentini 

Il neo eletto primo cittadino in queste settimane si sta molto prodigando per conservare la “senesità” dell’istituto, che nella pratica significa il mantenimento del legame tra la politica locale e gli affari di MpS. Valentini ha parlato di interessamento di alcuni soggetti, per lo più stranieri, che potrebbero entrare nel capitale dell’istituto nell’ambito dell’aumento di capitale da un miliardo, previsto dal piano industriale presentato a Bruxelles dal presidente Alessandro Profumo e dall’ad Fabrizio Viola. Pur non chiudendo le porte a soci bancari (in passato si era parlato di un interesse di Bnp Paribas e Hsbc), il sindaco ha spiegato come a suo avviso l’ipotesi migliore sarebbe l’ingresso di soci non bancari, perché se entrassero banche straniere, Siena correrebbe il rischio di essere trasformata in una mera sommatoria di sportelli.

 

La dura realtà dei numeri di MPS

Ma le cifre di MpS sono drammatiche, e per quanto Valentini sostenga che “la banca ha un futuro”, esse non lasciano spazio ad atteggiamenti schizzinosi.

Nel primo semestre del 2013, l’istituto ha ancora una volta esitato una perdita netta di 380 milioni di euro, seppur in calo del 75% su base annua. Hanno pesato le svalutazioni sui crediti e i maggiori interessi sui Monti-bond (MPS archivia il semestre con un rosso più ampio delle attese). In effetti, il miliardo derivante dalla futura ricapitalizzazione servirà a ripagare parte dei già oltre 4 miliardi di Monti-bond sottoscritti alla fine dello scorso febbraio.

 

Fondazione MPS stritolata dai debiti

Parallelamente, poi, anche il socio di controllo, la Fondazione, ha necessità di cedere almeno parte della propria quota del 33,5% per potere pagare i 350 milioni di debito residuo in scadenza nel giugno del 2018. Si parla di mettere sul mercato un pacchetto del 2,5%, per restituire la prima rata da 60 milioni, magari dividendola tra numerosi investitori, in modo da conservare un potere di controllo su Siena. Ma s’ipotizza una cessione immediata finanche del 5%. E la Fondazione potrebbe scendere entro un paio di anni al massimo a non oltre il 20%, in quanto l’aumento di capitale esclude il diritto di opzione per i vecchi soci, per cui la diluizione ci sarà. E ai valori attuali, MpS vale in borsa intorno ai 2,3-2,4 miliardi, per cui la ricapitalizzazione quasi dimezzerebbe la quota in capo a Palazzo Sansedoni. E senza la clausola statutaria, che fino a un paio di settimane fa ha consentito alla sola Fondazione di esercitare il diritto di voto per la quota corrispondente al capitale detenuto, ponendo per gli altri soci un tetto massimo del 4%, la perdita del controllo è quasi certa.

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