MPS, la salvezza viene dall’estero. Niente contatti Fondazione-enti?

La Fondazione smentisce contatti con gli altri enti italiani, mentre conferma quelli con alcuni investitori stranieri per la cessione della quota in MPS.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Antonella Mansi conferma contatti con investitori stranieriIl presidente della Fondazione MPS, Antonella Mansi, ha confermato i contatti in corso con investitori stranieri per la cessione della quota nell’istituto. La Mansi, tuttavia, non ha fatto nomi, mentre ha smentito che vi siano mai stati contatti con le altre fondazioni bancarie italiane per vendere loro il 33% circa ancora in possesso dell’Ente.

Dunque, verrebbe meno la veridicità dell’indiscrezione sull’esistenza di due cordate – una nazionale, una straniera – per rilevare la quota in MPS della Fondazione, restando in piedi, almeno ufficialmente, solo una probabile cordata di investitori stranieri. 

Malgrado nomi non ne siano stati fatti, da qualche settimana si vocifera dell’interesse mostrato dal fondo sovrano Aabar di Abu Dhabi, forse in accordo con Pamplona, per mezzo di capitali russi.

Bankitalia e Tesoro stanno premendo, affinché un accordo sia raggiunto al più presto e si possa così successivamente dare vita all’aumento di capitale da 3 miliardi di euro, che la banca attende per essere salvata finanziariamente.

L’aumento potrebbe realizzarsi dalla seconda metà di maggio in poi ed è obbligatorio, essendo stato imposto dalla UE per un importo non inferiore ai 2,5 miliardi, in cambio del via libera della Commissione ai Monti-bond, le obbligazioni sottoscritte dal Tesoro ed emesse nel febbraio del 2012 da MPS per 4,07 miliardi, che di fatto si configurano come un aiuto di stato, sebbene temporaneo e a titolo oneroso.

La cedola maturata è del 9% all’anno e crescerà dello 0,5% dal 2015 e della stessa percentuale ogni due anni, fino a un massimo del 15%. Siena si è prefissa di rimborsare entro il 2014 i tre quarti dei Monti-bond e per farlo avrà bisogno, appunto, dei 3 miliardi dell’aumento.

Attualmente, il titolo viaggia vicino ai 17 centesimi. La Fondazione ha in pegno la sua quota per 350 milioni di euro, che potrebbe essere escussa dalle 12 banche creditrici, nel caso in cui il prezzo delle azioni scendesse sotto i 12,8 centesimi.

Per questo, la Mansi ha chiesto e ottenuto in assemblea che la cessione della quota avvenisse prima della ricapitalizzazione, per evitare che il tracollo del corso delle azioni, a ridosso dell’aumento, comportasse l’esproprio della quota per l’Ente.

 

 

Argomenti: Borsa Milano, Monte Paschi Siena

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