Mps, la salvezza si chiama Bnp Paribas?

Ieri, cda informale a Siena per studiare i "diktat" di Bruxelles sui Monti-bond. L'ad Viola si mostra fiducioso sul maxi-aumento di capitale mentre arrivano nuovi tagli e torna in ballo il nome di Bnp Paribas come partner industriale

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Mps Bnp ParibasIl consiglio di amministrazione di ieri di MpS era stato convocato in via informale, al solo fine di leggere le condizioni imposte dalla Commissione UE per dare il suo via libera ai Monti-bond da oltre 4 miliardi di euro. Come già sappiamo, la richiesta più pressante riguarda il maxi-aumento di capitale da 2,5 miliardi, necessario per procedere già entro il 2014 al rimborso di una prima tranche sostanziosa delle obbligazioni sottoscritte dal Tesoro.

 

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Nonostante i manager si dicano sereni, con l’ad Fabrizio Viola sicuro che la ricapitalizzazione riuscirà, è evidente che i piani di Siena siano dovuti cambiare e in fretta. Se fino alla scorsa domenica veniva escluso un socio industriale, preferendosi solo partner finanziari, l’importo dell’aumento imposto da Bruxelles è ora così alto (uguale al valore di capitalizzazione in borsa dell’istituto), che non solo non si esclude più una partnership industriale, ma essa viene persino auspicata e ricercata. L’idea di una banca ad azionariato diffuso, lanciata dal sindaco Bruno Valentini, infatti, è suggestiva, ma irrealistica. Sarebbe l’opzione migliore per la Fondazione, che spererebbe così di conservare il suo controllo anche scendendo dal 33,5% attuale al 10% presumibile, dopo che avrà ceduto parte delle sue quote per ripagare il debito da 350 milioni e dopo che si sarà concretizzata la diluizione del capitale, in assenza di una partecipazione all’aumento (Mps, sindaco Siena chiede aiuto allo Stato. Fondazione verso rapido declino).

E in mancanza di nomi italiani, le speculazioni di stampa riportano il presunto ritorno di fiamma di Bnp Paribas, che già nei mesi scorsi aveva mostrato interesse a rilevare parte del capitale di Siena.

Ma nell’attesa che si facciano avanti nuovi soci privati, il management sta valutando altre strade per attuare il piano nei punti in cui l’Europa chiede maggiori sforzi, come il taglio dei costi, anche con l’auspicio che trovando nuove risorse altrove, l’importo dell’aumento necessario scenda dai 2,5 miliardi richiesti dal commissario Joachim Almunia.

 

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Le ipotesi sarebbero diverse e nessuna delle quali confermata dall’istituto. La cessione di Antonveneta sarebbe esclusa, in linea di massima, perché avverrebbe riportando minusvalenze. Per questo, potrebbero essere venduti Consum.it e MpS Leasing & Factoring, i quali non hanno, però, riscontrato l’interesse del mercato nei mesi scorsi, essendo a forte concentrazione di capitale. Si valutano, invece, in 500 milioni di euro i ricavi potenziali dalla vendita degli asset immobiliari, mentre potrebbero essere cedute anche le filiali in Francia e Belgio.

 

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Più difficile, per via dell’opposizione dei sindacati (ribadita anche in questi giorni), ulteriori tagli al personale, tramite la soppressione di altre filiali, oltre alle 400 già chiuse. Al contrario, potrebbe avere successo la prospettiva di un massiccio ricorso all’outsourcing, esternalizzando, cioè, alcuni servizi, come i 1.089 dipendenti del back office, che dovrebbero essere ceduti a Bassilichi-Accenture con contratto di 15 anni assicurato con Siena, ai quali potrebbero aggiungersi i 1.300 dipendenti dell’Information Technology.

Complessa anche la dismissione a ritmi più veloci dei 23,7 miliardi di titoli di stato italiani. Il cda discuterà del nuovo piano il 24 settembre, ma la reazione di ieri in borsa è stata positiva, con il titolo che ha guadagnato il 3,7%.

Argomenti: Borsa Milano, Monte Paschi Siena