MPS, attesa per i conti 2013. Aleotti vende e Fondazione scende sotto il 30%

Oggi, il cda di MPS approva i conti 2013. La Fondazione, intanto, è scesa sotto il 30%, mentre gli Aleotti hanno ridotto la loro quota dal 4% all'1%.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

MPS, Fondazione scende sotto 30%C’è attesa per il cda di MPS, chiamato ad approvare i conti dell’esercizio 2013. Gli analisti stimano che la banca abbia chiuso l’anno con perdite per 900 milioni, anche se nell’ultimo trimestre potrebbero essere contabilizzati i miglioramenti derivanti dalla riduzione dei rendimenti dei nostri titoli di stato, in pancia all’istituto per circa 23 miliardi di euro. Un trend positivo, che determinerà anche un miglioramento dei conti del primo trimestre di quest’anno.

Si cerca di capire anche se e in quale ammontare, Siena procederà a iscrivere a bilancio le rettifiche sui crediti deteriorati, che alla fine di settembre del 2013 ammontavano a 20 miliardi di euro, con un tasso di copertura compreso tra il 38% e il 41%. Da gennaio a settembre dello scorso anno, le rettifiche sono già avvenute per 1,5 miliardi.

Il cda cade in una fase molto delicata per gli assetti proprietari dell’istituto. Borsa Italiana ha comunicato che durante le sedute del 6, 7 e 10 marzo, la Fondazione ha venduto 185 milioni di azioni a prezzi compresi tra 0,214917 e 0,221056 euro, incassando complessivamente 40,55 milioni di euro. La quota ceduta è pari all’1,6% del capitale di MPS e considerando che prima della vendita, la Fondazione si attestava al 31,48%, ciò significa che l’Ente è sceso sotto il 30%, ossia sotto la soglia rilevante ai fini di una OPA obbligatoria. 

E mentre Palazzo Sansedoni attende di stringere l’accordo con qualche investitore – verosimilmente, straniero – per la cessione di un altro pacchetto consistente, al fine di smaltire il suo debito di quasi 340 milioni di euro, anche un altro azionista – la famiglia Aleotti – ha comunicato di avere ceduto quasi il 3% del suo 4% in MPS.

La cessione degli Aleotti, a capo del gruppo farmaceutico Menarini, è avvenuta nel corso della seduta del 5 marzo scorso, anche se senza un motivo apparente. La stessa famiglia ha ribadito la sua fiducia immutata nel management e nelle capacità di ripresa della banca, sottolineando come da mesi abbia affidato la gestione della partecipazione a un cda esterno.

Gli Aleotti hanno venduto, quindi, circa 350 milioni di azioni a un prezzo di circa 22 centesimi ciascuno, incassando così 77 milioni di euro, quando per le stesse avevano speso due anni fa circa 130 milioni (0,37 euro per azione). In sostanza, la famiglia avrebbe riportato una minusvalenza di 53 milioni di euro.

 

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