Mediobanca nel mirino dei francesi. Cosa succede a Piazzetta Cuccia?

Dopo l'addio di Groupama al patto, Bolloré cerca un nuovo socio per il patto. Piazzetta Cuccia verso la cessione delle controllate non bancarie

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Mediobanca_Piazzetta_CucciaR400Un addio della compagnia assicurativa Groupama al patto di sindacato di Mediobanca non era per nulla atteso. Eppure, i francesi hanno svincolato la loro quota del 4,298%, pur precisando di non avere intenzione di cedere la partecipazione. In pratica, rimarranno azionisti di Mediobanca, ma non nel patto di sindacato, al fine di essere liberi dai vincoli relativi.

Per questo, l’investitore francese Vincent Bolloré, che detiene il 6% del capitale, secondo azionista dopo Unicredit (8,697%), ha intenzione di cercare un nuovo socio per il patto ed entro la fine dell’anno.

E’ accaduto, infatti, che il gruppo che guida Piazzetta Cuccia sia sceso dal 44% dell’ultimo rinnovo del 22 luglio 2011 al 30,05% attuale, ossia una soglia appena sufficiente a consentire il rinnovo automatico del patto per due anni. Nel frattempo, infatti, Generali ha lasciato con il suo 2%, Marco Brunelli pure, Carlo Pesenti ha svincolato parte della sua quota e Fonsai ha dovuto cedere il suo 3,83%, su richiesta delle autorità di controllo, in seguito alla fusione con Unipol. E soltanto per il fatto che Pesenti ha mantenuto nel patto una quota dell’1,5%, questo potrà ancora rimanere sopra quella soglia del 30% richiesta per il rinnovo automatico.

In ogni caso, muta la composizione interna. Le banche rappresentano ora il 40,04% del patto, in netta crescita dal 28,63% precedente, con il 12,03% del capitale. I soci industriali scendono dal 45,36% al 40%, pari a una quota di capitale vincolato del 12,02%. Infine, i soci esteri passano da quasi l’11% al 6% di capitale, rappresentando il 19,96% del patto. Di fatto, l’unico azionista straniero del patto è rimasto Bolloré.

 

Portafoglio azionario Mediobanca: restano a casa solo Compass e Che Banca!?

Ma oltre alla composizione azionaria, cambia anche il portafoglio delle partecipazioni di Mediobanca. L’istituto sta per mettere in vendita la sua quota in Rcs, poco inferiore al 15%; il 7,3% in Telco, la holding di controllo di Telecom Italia, ceduta appena una settimana fa agli spagnoli di Telefonica; scenderà dal 13,465% al 10% in Generali, utilizzata in passato per compiere operazioni finanziarie di sistema; sta per cedere anche Gemina, che controlla a sua volta gli aeroporti di Roma e Sintonia, la holding con cui i Benetton controllano le autostrade in Italia e Svizzera.

Restano in mano a Mediobanca Compass per il credito al consumo e Che Banca! per la raccolta di risparmio online, così come Piazzetta Cuccia intende focalizzarsi sull’investment banking e sulle gestioni patrimoniali.

E Che Banca! rappresenta per Mediobanca l’unico viatico per la raccolta di denaro, tanto che s’ipotizzano scenari apparentemente un pò irrealistici, ma forse non troppo. L’istituto potrebbe in futuro pensare a una fusione con il suo principale azionista, Unicredit, dando vita a una grossa realtà bancaria di livello europeo.

 

Finiti i tempi d’oro di Piazzetta Cuccia

D’altronde, i fasti dell’era Cuccia sembrano svaniti. Anzi, il declino del prestigio di Mediobanca era già iniziato negli ultimi anni di vita di Enrico Cuccia e un colpo decisivo fu inferto all’istituto dalla cosiddetta “legge Draghi”, che di fatto dichiarava non più validi i patti di sindacato nel caso di scalate ostili o Opa. In un solo colpo, la banca che aveva regolato l’intero sistema finanziario e industriale del Bel Paese per decenni si trovava fiaccata da una normativa liberalizzatrice. Oggi, siamo di fronte a un nuovo cambio di passo, ma la mossa di Bolloré suggerisce che anche in questo caso, il destino del vecchio salotto buono della finanza tricolore potrebbe essere nelle mani di investitori stranieri.

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