Mediobanca: diminuiscono i ricavi ma raddoppia l’utile

Decisivi il peso minore delle svalutazioni di crediti e partecipazioni

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Mediobanca presenta i conti relativi al semestre conclusosi il 31 dicembre 2012. La merchant bank italiana raddoppia l’utile netto semestrale e sorprende il mercato chiudendo il secondo trimestre non in perdita. Dal comunicato ufficiale di Mediobanca riportiamo i risultati del bilancio 2012.

Risultati consolidati

Il semestre chiude con un utile di 123,8 milioni, pressoché raddoppiato rispetto allo scorso anno (63,4 milioni) ma ancora penalizzato da svalutazioni sul portafoglio titoli e partecipazioni (95  milioni di impairment sulla quota Telco, svalutata ad un valore d’uso delle azioni Telecom Italia di €1,20 per azione). Il risultato riflette da un lato il forte rallentamento del quadro congiunturale e dell’attività verso famiglie ed imprese, dall’altro la prudente politica di impiego del Gruppo, il costante contenimento dei costi ed il mantenimento di un’elevata qualità degli attivi. In dettaglio, i ricavi diminuiscono del 6,4% (da 973,3 a 911 milioni) mostrando il seguente andamento: 

  • il margine di interesse registra una riduzione da 554,6 a 517,7 milioni (-6,7%) attribuibile al comparto corporate ed investment banking (da 204,5 a 157,4 milioni) che sconta il calo dei volumi creditizi (-15,8% a/a) e la riduzione dei rendimenti della tesoreria
  • i proventi da negoziazione confermano il buon risultato dello scorso anno (106,5 milioni contro 112,5 milioni) per lo più beneficiando della riduzione degli spread sui titoli sovrani
  • le commissioni ed altri proventi si riducono del 14,2% (201 milioni contro 234,4 milioni) per il rallentamento dell’attività, in particolare nel corporate e investment banking
  •  l’apporto delle società consolidate ad equity aumenta da 71,8 a 85,8 milioni per il contributo, in buona misura non ricorrente, di Gemina (27,2 milioni) che ha assorbito le perdite operative di RCS MediaGroup (-18,7 milioni). Cresce anche il contributo di Assicurazioni Generali (75,6  milioni contro 65,9 milioni). 

I costi di struttura diminuiscono del 5,9% (da 399,2 a 375,6 milioni) per i minori costi del personale (–3,4%) e spese amministrative (–8,4%). Le rettifiche di valore sui crediti, in un contesto congiunturale recessivo, crescono da 212,3 a 232,8 milioni (+9,7%) principalmente per la quota riconducibile al comparto famiglie (da 149,2 a 162,8 milioni). Il costo del rischio, in presenza di impieghi in calo del 10% a/a, è tuttavia stabile sui livelli medi dello scorso esercizio (129 bps) e gli indici di copertura sono in miglioramento (dal 39% al 43% per le attività deteriorate e dal 61% al 68% per le sofferenze). Le svalutazioni del portafoglio titoli e partecipazioni includono il già citato impairment sulla quota Telco, la ripresa di valore su titoli di stato greci per 12,2 milioni, altre svalutazioni su azioni AFS non quotate per 6,7 milioni.

Lo stato patrimoniale riflette il processo di riduzione degli attivi, in particolare nel CIB, associato al mantenimento di elevati livelli di liquidità, provvista e capitale, in dettaglio:

  • gli impieghi scendono a 34,1 miliardi (36,3 miliardi a giugno 12, 37,8 miliardi a dicembre 11), per il calo dei crediti corporate (-17% a/a a 16,1 miliardi), la riduzione pianificata del leasing (-12% a/a a 3,8 miliardi) e la stabilità delle attività retail (credito al consumo a 9,2 miliardi, mutui residenziali a 4,3 miliardi)
  • la raccolta è in leggera flessione rispetto a giugno (da 55,8 a 54 miliardi) per il calo dei prestiti obbligazionari (da 30 a 28,1 miliardi) parzialmente compensato dalla maggiore provvista retail di CheBanca! (+5,4%, da 11,6 a 12,3 miliardi). 
  • le disponibilità finanziarie (tesoreria, AFS, HTM, LR) crescono a 23,2 miliardi (22,2 miliardi a 

    giugno 12) e continuano ad essere caratterizzate da una prudente politica di impiego; 

    gli indici di patrimonializzazione sono in aumento: Core Tier1 ratio pari all’11,8% (11,5% a 

    giugno 12), Total Capital ratio al 14,8% (14,2%), anche a seguito della ripresa di valore delle 

    riserve da valutazione del portafoglio titoli disponibili alla vendita (da negative per oltre 236 

    milioni a positive per circa 100 milioni).

 

 

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