Le epidemie hanno impatto significativo sui mercati finaziari?

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Ora è il turno del Corona Virus ma nel tempo ci sono state diverse epidemie che hanno determinato urgenze medico-sanitarie di non poco conto, ma la domanda che ci viene da porre è: le epidemie, oltre ad un chiaro effetto sulla salute della popolazione, hanno anche effetti sui mercati finanziari?

Ora è il turno dei Corona Virus, una famiglia piuttosto grande di virus respiratori, circa 7, che possono causare malattie lievi o moderatamente gravi, dal semplice raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratory syndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome).

Devono il loro nome alle punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

I primi quattro sono riconducibili al semplice raffreddore mentre gli altri due, la MERS e la MERS, hanno un tasso di mortalità più elevato. L’ultimo rilevato è stato chiamo 2019-nCoV o, più comunemente definito “influenza di Wuhan”. Possono contarsi centinaia di persone contagiate anche al di fuori della Cina, con governi di diversi paesi che hanno dichiarato l’allerta sanitaria. Chiaramente è ancora presto per fare bilanci quanto più oggettivi possibile ma da alcune analisi è stato stimato che il tasso di riproduzione effettivo del virus sia uguale a 2,5 (1 persona infetta mediamente 2,5 persone), e dato che per un’epidemia autosufficiente tale misura  deve essere superiore a 1, ci sono le carte per un epidemia che possa durare mese. L’Oms, organizzazione mondiale della sanità, ha tuttavia rassicurato attualmente non siamo in presenza di una pandemia.

 

Qual’è l’effetto sui mercati finanziari?

Dato che le quotazioni hanno stazionato su elevati livelli, lo scoppio in Cina ha portato ad una correzione che però potrebbe definirsi fisiologica: dal 20 gennaio alle quotazioni attuali (intorno alle 14:21) il listino di Shaghai ha avuto un escursione a ribasso di circa i 3,4% (ma le borsa è chiuse dalla fine del 23 gennaio per il festival di primavera ), mentre Hong Kong sta perdendo circa il 9,5%; il Nikkei ha perso circa il 3,6%; i listini americani ed il principale italiano stanno accusando invece correzioni più contenute, e comprese all’incirca fra il -1,4% e il -2,2%.

I settori attualmente più colpiti sono quelli del Lusso e dei Viaggi e Tempo libero, con correzioni importanti solamente nell’epicentro dell’epidemia, la Cina. Ma la vera domanda che viene che ci viene da porre è: i virus e le epidemie hanno un impatto significativo sui mercati finanziari? La risposta sembrerebbe essere negativa.

Se si guarda al grafico dell’S&P 500, con le linee nere verticali è rappresentato il periodo a partire dal quale più o meno si è verificato lo scoppio di epidemie legate ad esempio alla Sars, alla Mers, all’Ebola ecc. A livello quantitativo si riscontra che:

  • a settembre 2003 (dall’apertura alla chiusura del mese) si è registrato un ribasso del 2,7%, mentre fino a fine anno il calo è stato del 3,4%
  • ad aprile 2003 c’è stato un rialzo dell’8%, mentre fino a fine anno la salita è stata del 31%
  • a giugno 2006 la variazione è stata praticamente nulla, mentre nel periodo giugno dicembre è stato registrato un aumento dell’11,6%
  • ad aprile 2009 si è assistito ad una salita del 10%, mentre da aprile a fine anno l’aumento è stato del 35,3%
  • a novembre 2010 la variazione è stata del -0,4%, mentre da inizio novembre a fine dicembre si è assistito ad una salita del 6%.
  • a maggio 2013 l’indice è salito del 2,1%, mentre nel periodo maggio-dicembre la salita è stata del 17%
  • a marzo 2014 c’è stato un lieve aumento dello 0,8%, mentre nel range marzo-dicembre si è verificato un +10,8%
  • a dicembre 2014 è stato registrato un lievissimo -0,3%, mentre fino alla fine di dicembre 2016
  • a gennaio 2016 il calo è stato del 4,8%, mentre fino a fine anno si è assistito ad un rialzo del 9,8%
  • a dicembre 2018 si è assistito ad una discesa del 10,1%, tuttavia in concomitanza del flash crash subito dai mercati mondiali.
  • a giugno 2019 l’S&P 500 è salito del 7%, mentre nel periodo giugno-dicembre l’incremento è stato del 17,4%

 

Da questa veloce analisi sull’S&P 500, si può dedurre che i mercati finanziari possono sperimentare delle correzioni, che non hanno tuttavia un impatto significativo; è come se la comunità finanziaria sottovalutasse tale tipo di rischio. Infatti, secondo Richard Flax , Chief Investment Officier di Moneyfarm, “Da un punto di vista prettamente logico il rischio di epidemia del coronavirus si può catalogare come un cigno nero: si tratta di un evento la cui portata catastrofica può crescere in modo esponenziale, in una relazione indiretta con la probabilità che lo scenario peggiore accada (poche probabilità di conseguenze molto gravi).

Negli ultimi anni i mercati hanno mostrato di preferire ignorare questo tipo di rischi.

Investimenti e pandemie

L’epidemia di Ebola tra il 2014 e il 2016  ha causato oltre 28.000 casi e 11.000 morti, la maggior parte dei quali nei paesi dell’Africa occidentale di Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Ciò ha indotto la Banca Mondiale a sviluppare il cd “pandemic catastrophe bond”, un’ obbligazione emessa allo scopo di finanziare rapidamente l’emergenza sanitaria in caso di epidemia, trasferendo parte del rischio sanitario di nazioni a basso reddito ai mercati finanziari: per fare ciò i tassi devono comunque essere appetibili…… Secondo quanto riferito dalla Banca mondiale, nell’ipotesi in cui paesi dell’Africa occidentale colpiti dall’epidemia di Ebola avessero avuto un accesso più facilmente accesso al sostegno finanziario, si sarebbe verificato solo il 10% delle morti totali.

All’interno di tale macrocategoria possono distinguersi altre due categorie:

  1. Castrophe bond “tradizionali” >> Simili ad un assicurazione, il loro fine è trasferire il rischio spesso legato per catastrofi naturali dal mercato assicurativo al mercato dei capitali. In pratica gli investitori acquistano un’obbligazione ad alto rendimento emessa da una compagnia assicurativa.  Al verificarsi degli eventi dannosi, nei limiti stabiliti dal contratto, i sottoscrittori devono sostenere una decurtazione delle proprie entrate in misura proporzionale alle perdite.
  2. Pandemic Bond >> In tal caso un’entità come la Banca mondiale vende un’obbligazione, che nel tempo paga interessi agli investitori. Se si verificano determinati fattori scatenanti, il capitale raccolto dall’emissione di tali obbligazioni viene rapidamente utilizzato per operazioni medico-sanitarie atte a contenere e reprimere l’epidemia. In questo modo, le regioni colpite non devono attendere la raccolta e il coordinamento degli aiuti.

I pandemic bond sono in qualche misura diversi dai tradizionali catastrophe bond. I tradizionali trigger  (eventi scatenanti) di catastrofi si basano solitamente su perdite assicurative (trigger di indennità) che non hanno molto senso nel contesto di un’epidemia.

Le perdite assicurative possono richiedere del tempo per essere determinate con precisione e finalizzarsi.

Quando invece si verifica una pandemia i flussi di denaro devono essere trasferiti rapidamente: se un evento scatenante può esser rintracciato rapidamente allora è possibile effettuare pagamenti e trasferimenti di denaro altrettanto rapidamente. Ecco perché, in tal caso, i trigger sono dati ad esempio, dal numero di pazienti colpiti, dalla velocità di diffusione della malattia o ancora da. Questi trigger sono generalmente verificabili oggettivamente e velocemente, ad esempio quanti casi di una malattia sono stati segnalati in un determinato momento. Una volta attivato l’evento scatenante, il bond adempie al suo scopo.

Data la globalizzazione dell’economia e dei mercati finanziari, per non parlare della crescita esorbitante di viaggi internazionali,  le epidemie possono diffondersi molto più rapidamente e fare danni molto più ampi rispetto al passato.  La velocità è quindi un fattore fondamentale, indispensabile: più rapido è l’intervento nel bloccare la diffusione di una malattia, meno persone verranno infettate e meno effetti dannosi verranno causati dall’epidemia.

Nel 2016 la Banca mondiale ha creato il meccanismo di finanziamento di emergenza pandemica (PEF, Pandemic Emergency Facility) per fornire supporto finanziario qualora si verifichi un’altra  epidemia in Africa occidentale. La PEF viene attivata dal numero di decessi, dalla velocità di diffusione della malattia e dalla diffusione della malattia oltre i confini internazionali, garantendo copertura per sei virus incluso l’Ebola.

 

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