La sede Fiat da Torino a Detroit? Fioccano smentite e polemiche

Bloomberg rilancia: Marchionne pensa di spostare la sede del gruppo Fiat negli USA. Il peso dell'Europa è sempre più basso sui bilanci del Lingotto ma lo spostamento in Usa viene guardato con scetticismo anche Oltre Oceano

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Sergio Marchionne starebbe valutando in questi giorni, dal suo ufficio di Auburn Hills, lo spostamento della sede di Fiat-Chrysler da Torino a Detroit. Lo riporta una notizia dell’agenzia Bloomberg, che rilancia un tema non nuovo negli ambienti del Lingotto.

 

Sede Fiat in Usa: lo specchio dei mutati rapporti di forza Europa/Usa

Secondo l’agenzia, più di un elemento spingerebbe l’amministratore delegato italo-canadese ad abbandonare la sede storica piemontese, dove Fiat fu fondata nel lontano 1899. Anzitutto, il peso sempre più infimo dell’Europa nei ricavi del gruppo. Le vendite nel Vecchio Continente generavano il 90% dei ricavi 9 anni fa, quando Marchionne divenne manager, mentre oggi ammontano ad appena il 24%. E il 75% dei profitti operativi è generato oggi nel Nord America.

Un capovolgimento repentino nei rapporti di forza tra le due sponde dell’Atlantico, captato anche dagli ultimi dati sulle vendite ad aprile, con Fiat che vede crollare le immatricolazioni del 9,8% su base annua, quando il mercato europeo registra una timida ripresa nel suo complesso, segnando un +1,8% (Fiat: le immatricolazioni di aprile affossano il Lingotto).

 

Fiat smentisce le indiscrezioni ma i sindacati mettono le mani avanti

Immediata la reazione dello stesso Marchionne, che ha smentito di pensare in questi giorni a uno spostamento della sede del gruppo negli States, rimarcando come si tratti di notizie vecchie. La reazione dei sindacati italiani non si è fatta attendere. Polemica la Fiom, che per bocca del coordinatore nazionale, Michele De Palma, parla di processo di delocalizzazione in atto e ammonisce sul rischio di decine di migliaia di esuberi. A stretto giro risponde il leader Ugl, Giovanni Centrella, secondo cui è proprio per evitare questo tipo di processo che il suo sindacato (insieme a Cisl e Uil) ha firmato dal 2010 accordi per accrescere la produttività.

Lo stesso Centrella, però, invita il governo a creare le condizioni per fare restare in Italia aziende come Fiat, non abbassando i diritti, ma puntando sulla riduzione delle tasse e sul rilancio delle infrastrutture.

Proprio in questi giorni, Torino sta concludendo le trattative con il fondo Veba, in mano ai sindacati di Chrysler, per acquisire l’ultima fetta ancora nelle mani di questi ultimi. Con questa acquisizione, Marchionne avrà completato la scalata a Detroit.

Ma anche negli USA emergono perplessità sull’efficacia di un possibile spostamento del quartier generale negli USA. Parte della stampa, ad esempio, si chiede in che modo quest’atto dovrebbe stimolare le vendite in America, sottolineando come la nuova produzione del Lingotto sia quasi del tutto concentrata su diverse varianti della 500, i cui venditori sono attivi già da prima della fusione con Chrysler.

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