La crisi delle banche italiane: i casi di MPS, Banca Marche e Banca Carige

I tre istituti nel mirino della magistratura per presunte irregolarità contabili. Pesa anche la crisi, che ha deteriorato i crediti e affossato il valore dei bond sovrani in portafoglio. Ma all'estero va decisamente peggio

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banche italianeIn pochi giorni, Banca Marche e Banca Carige si sono aggiunte alla lista degli istituti nel mirino della magistratura e della Banca d’Italia per presunte irregolarità contabili. Il 2013 si era aperto con la crisi MpS, in seguito alla scoperta degli scandali derivati, legati alla sottoscrizione dei contratti “Alexandria” e “Santorini”, le cui perdite erano state nascoste al mercato. Le indagini hanno portato alle dimissioni niente di meno che di Giuseppe Mussari dalla presidenza dell’Abi, essendo coinvolto nella gestione di Siena negli anni relativi all’inchiesta dei magistrati.

 

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E’ cronaca delle scorse ore che MpS dovrà ricapitalizzarsi per 2,5 miliardi di euro, perché l’Europa pretende che parte dei 4,07 miliardi di Monti-bond sottoscritti dal Tesoro siano rimborsati già nel 2014, altrimenti lo stato dovrà entrare nel capitale, dando vita a una nazionalizzazione, visto che in borsa la terza banca d’Italia vale non oltre 2,5 miliardi, la stessa cifra imposta dalla Commissione per l’aumento di capitale. Un intreccio perverso tra politica e affari, che potrebbe cessare solo con una Fondazione al di sotto del 10%, come si presume presto accada, leggendo le cifre in gioco.

 

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La Stampa, invece, ci segnale oggi che un altro scandalo derivati avrebbe colpito Banca Carige, la quale avrebbe sottoscritto contratti per 7 miliardi sui titoli di stato e sui quali risultano anche collaterali a garanzia per 1,1 miliardi, il 3,5% degli impieghi e il 4% della raccolta. Troppo per Bankitalia, che ha inviato gli atti dell’ispezione alla Procura di Genova, la quale sta indagando su ignoti e senza ipotesi di reato, almeno per ora. (Banca Carige e la bomba derivati: Bankitalia vuol vederci chiaro).

 

Crisi Banca Marche: sotto accusa operazioni sospette della precedente dirigenza

Nei giorni scorsi, invece, altre teste sono cadute in Banca Marche, dopo che l’approvazione della semestrale aveva confermato perdite per 232 milioni di euro e rettifiche su crediti per 451,8 milioni.

Le perdite dei primi sei mesi dell’anno si aggiungono ai -527 milioni del 2012, portando il patrimonio dell’istituto sotto l’8% dell’attivo, soglia minima imposta consentita. Via Nazionale ha posto la banca sotto la gestione provvisoria, rimuovendo per due mesi il cda e il collegio sindacale e nominando due commissari. E anche in questo caso le perdite sarebbero in buona parte attribuibili ad operazioni sospette, tanto che nel maggio scorso, gli attuali dirigenti hanno presentato un esposto alla procura, in merito alle posizioni dubbie di 16 clienti, per lo più attivi nel campo edile e con i quali risultano accese operazioni di credito e di leasing, che avrebbero danneggiato i conti della banca.

 

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In Europa c’è chi ha fatto peggio

Tre casi esemplari dell’opacità contabile di parte del sistema bancario italiano, per quanto una volta tanto possiamo affermare che l’Italia si trovi in buona compagnia e che, anzi, all’estero si sono visti casi molto più eclatanti, se non altro per le dimensioni dei crac, tali da avere necessitato dell’intervento dei governi.

In Italia, il caso più grave per dimensioni rimane MpS. Gli attuali dirigenti, il presidente Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola stanno cercando di recidere o almeno di allentare il rapporto tra l’istituto e la politica locale e nazionale, che vede nella Fondazione la cinghia di trasmissione tra i due mondi. Le resistenze sono tante e determinante potrebbe essere l’inflessibilità con cui l’Europa pretende un vero piano industriale di svolta. Dovremmo confidare in Bruxelles per “pretendere” che gli istituti italiani siano slegati dalla mano politica tramite le fondazioni?

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