La 7 di Cairo: i possibili scenari del dopo vendita

Telecom tratta solo con Cairo, che s'imbarca nell'avventura La7 per salvare i suoi contratti pubblicitari con la rete. Ora parte il tormentone sull'autonomia dei giornalisti?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha deciso di trattare in esclusiva con Cairo Communication di Urbano Cairo la vendita di La7, ad esclusione del 51% di Mtv detenuto dalla stessa La7 (Vendita La 7: trattativa esclusiva con Cairo, TI Media crolla).

Il voto del board non è stato unanime, come ha precisato l’imprenditore franco-tunisino Tarek Ben Ammar, socio dell’ex monopolista pubblico. Scartata, dunque, l’offerta del fondo Clessidra, nonché quella manifestata dall’imprenditore Diego Della Valle nella lettera di intenti, spedita nel fine settimana proprio ai consiglieri di amministrazione di Telecom, ma che Ben Ammar ha giudicato fuori tempo massimo, lesiva del rispetto di quanti, come Cairo e Clessidra, hanno seguito la trafila degli otto mesi di gara per giungere al risultato di ieri (Vendita La 7, perchè Della Valle riapre i giochi?)

Dunque, fuori Della Valle, che commenta con un “ne prendiamo atto”. Il patron di Tod’s potrà essere della partita solo se allo scadere delle prossime due settimane non si sarà giunti a un accordo tra Telecom e Cairo, oppure nel caso in cui quest’ultimo ritenesse di coinvolgerlo, come chiesto dallo stesso Della Valle nei giorni scorsi. Per il momento, tuttavia, la risposta dell’imprenditore torinese è stata un no secco (Vendita La7: Cairo smentisce accordo con Della Valle).

 

Debiti La 7 crescono parallelamente agli ascolti

Ben Ammar ha precisato che La7 sarà ceduta con una dote, una sorta di finanziamento del venditore al compratore. Il tutto, per rendere appetibile una rete che ad oggi produce ascolti crescenti come i debiti. Pare che il rosso relativo alla sola settima rete ammonti a circa 80 milioni dei 260,1 milioni di tutta Ti Media, la controllante che comprende anche i tre multiplex e Mtv.

A pochi giorni dalle elezioni politiche, la notizia della cessione di La7 a Cairo è una bomba, tanto che in pochi si attendevano lo sblocco della decisione da parte del board, prevedendo in tanti che si sarebbe dovuti aspettare almeno un altro paio di settimane.

Della Valle aveva proposto il coinvolgimento delle personalità di spicco di La7 nel processo gestionale, in primis, del direttore Enrico Mentana in qualità di amministratore e socio.

 

Quale sarà il futuro di La 7 con Cairo Editore?

Adesso, il progetto sfuma e con esso i sogni di fare della rete un salotto culturale autonomo da qualsiasi partito, ma con spiccata tendenza a sinistra. Non che la linea editoriale possa essere facilmente modificata. Anzitutto, perché La7 si è ritagliata uno spazio dignitoso nell’ambito dell’informazione e nello share, grazie proprio alla presenza di conduttori e giornalisti alla Gad Lerner, Michele Santoro, Enrico Mentana, Lilli Gruber, così come di comici alla Maurizio Crozza. Rimettere in discussione l’identità culturale della rete sarebbe al momento un suicidio finanziario. Poi, privarsi di volti noti, come quello del direttore del TG La7 non è cosa che Cairo o alcun altro editore potrebbe permettersi.

Ma resterà tutto uguale? Certo che no. Ci dovranno essere tagli e anche molto dolorosi, che passeranno per la riduzione dell’offerta di tutta quella programmazione dai tratti culturali e informativi, buona più ad attirare le recensioni positive degli intellettuali, molto meno a mantenere i bilanci della società.

 

Cairo Communication Berlusconi: un tempo alleati

Il ruolo di Mentana sarà forse anche accresciuto, trattandosi della “gallina dalle uova d’oro” della rete, ma improbabile che tutti i suddetti nomi e relativi mega-stipendi (per le casse della piccola TV generalista) siano mantenuti, tanto che si potrebbe scatenare nei prossimi mesi l’italica corsa al vittimismo dei potenziali licenziati. Anche perché, a torto o a ragione, Cairo viene considerato un uomo vicino all’ex premier Silvio Berlusconi, avendo collaborato con lui dagli esordi dell’avventura Fininvest e fino al 1995, salvo crearsi, poi, una società autonoma di raccolta pubblicitaria, la Cairo Communication, appunto.

D’altronde, lo stesso Gruppo De Benedetti aveva sollecitato soggetti diversi da Cairo e Clessidra (anche quest’ultimo guidato da uomini vicini a Berlusconi) ad entrare nella partita. Cosa che aveva escluso lo stesso ingegnere, quando il presidente Telecom, Franco Bernabè, gli aveva chiesto di formulare una proposta per La7.

In mancanza di patrioti a sinistra, in grado di metter mano al portafoglio per mantenere in auge la libertà espressiva della settima rete, bisognerà “accontentarsi” di Cairo. Berlusconiano o meno, è l’unico che abbia il reale interesse a tenersi La7, dovendo tutelarsi i contratti pubblicitari già firmati fino al 2019.

Argomenti: Borsa Milano, Cairo Communication, Telecom Italia Media