Intesa Sanpaolo, cosa si nasconde dietro le dimissioni (d’oro) di Cucchiani

Il titolo è appesantito dalla crisi politica e dalla "cacciata" dell'ad Cucchiani. Le ragioni dell'addio del manager sono da cercare scontro di visione con la Fondazione di Bazoli

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Enrico CucchianiIntesa Sanpaolo, prima banca italiana con 23,6 miliardi di capitalizzazione  paga a Piazza Affari il mix tra crisi politica italiana in atto e il cambio al vertice dell’istituto, con Enrico Cucchiani che ieri ha rassegnato le dimissioni da amministratore delegato, per lasciare spazio al direttore generale vicario Carlo Messina. Un siluramento avvenuto dopo appena due anni dalla nomina, con il consiglio di gestione che ha preso atto delle dimissioni e il consiglio di sorveglianza, che nella serata di ieri ha provveduto a nominare Messina al posto di Cucchiani.

 

Intesa Sanpaolo banca di sistema: Cucchiani da sempre contrario

Eppure, sotto la gestione di quest’ultimo, il titolo è risalito in borsa del 50%. Né possono essere addebitate al manager operazioni spericolate. Al contrario, l’ex ad potrebbe essere stato allontanato proprio per la sua resistenza a fare di Intesa SP una cosiddetta “banca di sistema”, una sorta di Mediobanca, insomma.

Questo sarebbe il desiderio del presidente Giovanni Bazoli e delle Fondazioni, le quali complessivamente controllano l’istituto con circa un quarto del capitale. Trattasi di Compagnia San Paolo (9,71%), Fondazione Cariplo (4,94%), Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (4,51%), Ente Cassa di Risparmio di Firenze (3,32%) e  Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (2,02%).

Al contrario, la filosofia di Cucchiani è più pragmatica: niente banca di sistema, ma un istituto che risponde solo agli azionisti e che si tenga lontano dalle operazioni più rischiose. Niente salvataggi di aziende nazionali per figurare tra i burattinai della finanza tricolore. Una banca che faccia la banca, insomma. Questa l’idea che il manager voleva applicare col suo operato.

Si parla, poi, del bubbone dei prestiti incagliati, che potrebbe scoppiare a breve. Intesa aveva prestato negli anni del boom 1,8 miliardi al finanziere franco-polacco Romain Zaleski, di cui 800 milioni o un miliardo senza garanzie. Ma che sarebbero evaporati, tanto che nell’ultima semestrale sono stati iscritti 800 milioni a bilancio come prestiti incagliati, ossia ad alto rischio di insolvenza.

Pare che l’ex ad non vedesse di buon occhio questo tipo di operazione e la cosa avrebbe suscitato diversi malumori.

 

Liquidazione Cucchiani: l’ex ad si mette in tasca 7 milioni di euro

Di certo, Cucchiani non se ne andrà a mani vuote. Non tanto perché l’istituto ha auspicato in una nota una futura collaborazione con il manager (parole di circostanza), bensì perché gli sarebbero state riconosciute a titolo di buonuscita due annualità, per un importo di 3,6 milioni di euro. Che sommati a emolumenti arretrati porterebbero a sette milioni il premio di “consolazione” per l’ex ad.

La prossima settimana, gli azionisti saranno chiamati a confrontarsi tra di loro e i due consigli a riunirsi per decidere sul cambio di governance, abbandonando il sistema duale, sorto in seguito alla fusione tra Torino e Milano, per tornare al modello di gestione tradizionale, come auspicato dalla Banca d’Italia.

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