Il lusso va di moda in Borsa. Ecco le 50 società pronte a quotarsi

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borsa Milano lussoLa quotazione di Moncler di ieri è stata un grande successo. In una sola seduta, il valore di capitalizzazione della società di piumini è cresciuto di quasi un terzo, raggiungendo i 3,7 miliardi di euro, grazie a un’impennata del titolo del 46,8% rispetto ai 10,20 euro dell’apertura.

 

Le IPO del lusso recenti

Ma quello di Moncler è solo l’ultima di una serie di IPO positivissime, che ha riguardato il comparto del lusso. Come non ricordare la quotazione di Salvatore Ferragamo, che dal 2011 ad oggi, ossia in due anni terribili per i mercati finanziari e, in particolare, per Piazza Affari, ha esitato una crescita del titolo del 165%. E nella primavera del 2012 ha fatto il suo esordio in borsa Bruno Cucinelli, la prima umbra a quotarsi a Piazza Affari, mostrando da allora una performance positiva del 123%. Ancora meglio ha fatto in quattro anni Yoox, che ha performato del 457%. 

Adesso, i mercati sono euforici per le altre possibili IPO del made in Italy del lusso. Quelle che potenzialmente potrebbero sbarcare a Milano sarebbero una cinquantina e porterebbero al listino una capitalizzazione iniziale valutata in 26 miliardi di euro, potenzialmente destinata anche a raddoppiare. Numeri non da sottovalutare, visto che Piazza Affari vale in tutto circa 400 miliardi, dopo essere crollata a poco più di 300 durante la tempesta finanziaria che l’ha travolta.

Peccato che Prada, il marchio del lusso italiano per eccellenza, abbia deciso di quotarsi a Hong Kong, dove capitalizza oltre 17 miliardi di euro.

Una delle caratteristiche considerate maggiormente appetibili per la quotazione è l’export. Più una società di moda esporta nel mondo, più le sue azioni sono valutate positivamente, anche perché la diversificazione geografica delle vendite è un principio essenziale per qualsiasi buon business, non solo per il lusso.

Da questo punto di vista, la più papabile per una IPO sarebbe Zegna, con un tasso di export del 98% della produzione.

A guidare la classifica delle possibili IPO c’è Armani. Ma seguono a ruota anche Dolce & Gabbana, Ermenegildo Zegna, Harmont % Blaine, Pianoforte Holding, Stroili Oro, Elisabetta Franchi, Twin-Set Simona Barbieri e tanti altri. Per non contare una quindicina di società del comparto casa e design.

Attenzione, però, a pensare che questi titoli, già quotati o potenzialmente quotabili, equivalgano di per sé a un sicuro guadagno. Come qualsiasi euforia, c’è il rischio che si stia dando vita a una sorta di bolla del lusso. D’altronde, casi negativi recenti ne esistono, come Mariella Burani e IT Holding.

Né si può pensare che la quotazione in borsa sia una soluzione auspicabile per tutti, quasi fosse una moda. Il recente caso Benetton ci dice che le cose stanno diversamente. E paradosso apparente vuole che il tempio del capitalismo italiano, Confindustria, sia guidato da Giorgio Squinzi, la cui società non è quotata, così come non lo è quella del predecessore Emma Marcegaglia.

 

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