I nodi internazionali di Eni: prospettive in Libia, Iraq e Ucraina

Eni in moderato ribasso a Piazza Affari mentre Scaroni fa il punto sui fronti caldi del Cane a Sei Zampe

di Enzo Lecci, pubblicato il

Eni a Piazza AffariDurante il suo intervento in una conferenza a Houston l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è intervenuto su numerose questioni internazionali che vedono il Cane a Sei Zampe in prima linea. Dal giacimento petrolifero Kashagan al Venezuela passando per Libia, Iraq e Ucraina, i fronti aperti per Eni sono davvero molteplici. Per quanto concerne il giacimento di Kashagan, il numero uno di Eni ha affermato che la produzione riprenderà nel giro di pochi mesi, al massimo entro la fine dell’anno. Importanti novità anche dal Venezuela con la prima produzione che è attesa per la fine dell’anno in corso. Nel paese sudamericano Eni ha un progetto di gas offshore con la spagnola Repsol e la società venezuelana Pdvsa nel Golfo del Messico.

Spostandoci al Nord Africa e al Vicino Oriente, Scaroni ci ha tenuto a mettere l’accento sulle prospettive della produzione Eni in Libia e in Iraq. Per quanto concerne il martoriato paese africano, il timoniere del Cane a Sei Zampe ha ribadito che la transizione in Libia sta durando più del previsto e soprattutto non si sta traducendo in nulla di concreto. Eni nel paese mediterraneo produce attualmente circa 220-230.000 barili al giorno che corrispondono grosso modo all’80% della capacità massima dell’azienda. Situazione meno delicata in Iraq dove Eni si attende a breve la firma di un terzo contratto. Il governo iracheno – ha ricordato Scaroni – ha approvato due contratti per il sito petrolifero Zubair di Eni. Il valore del contratto è di circa un milione di dollari.

In questo quadro denso di possibilità ma anche di rischio, la situazione in Ucraina sembra essere quello che dà minori motivi di preoccupazione all’ad di Eni. Scaroni, infatti, ritiene molto improbabile un blocco delle forniture di gas da parte della Russia all’Europa. Ma anche nel caso in cui uno scenario simile si dovesse davvero concretizzare, allora gli effetti non si vedrebbero prima del 2015.

Eni a Piazza Affari sta cedendo lo 0,46%.

Argomenti: Borsa Milano, col_Rullo, Eni

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