I mercati al bivio: impatto del Fomc Fed e delle elezioni in Germania sulle borse

La riunione del board Fed della prossima settimana e le elezioni tedesche creano un clima di attesa tra gli investitori. Come reagiranno i mercati a seconda dei diversi esiti delle due vicende?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

mercati al bivioIl board della Fed, il Fomc, si riunisce il 17-18 settembre per la due giorni più attesa degli ultimi mesi. Entro mercoledì sera, infatti, sapremo se la banca centrale americana avvierà già a settembre il cosiddetto “tapering”, la riduzione degli stimoli monetari, che secondo alcuni osservatori potrebbe consistere nell’abbassare gli acquisti mensili di Treasuries e di bond immobiliari a 75 miliardi di dollari dagli 85 miliardi sino ad oggi.

Gli ultimi dati sui sussidi di disoccupazione nella prima settimana di settembre, le cui nuove richieste sono scese al livello minimo dal 2006, lascerebbero propendere per uno scenario monetario restrittivo, ossia con la Fed che inizia a ridurre gli stimoli (Tapering Fed più vicino dopo il dato sui sussidi Usa).

Inevitabile l’aumento dei tassi, che per i decennali pubblici americani sono ormai appena al di sotto della soglia del 3%, quando a maggio erano ancora all’1,6%. A ciò si aggiunga che verso la fine della prossima settimana è prevista la nomina del successore di Ben Bernanke, alla guida della Fed e i rumors di queste ore vorrebbero che sia il “falco” Lawrence Summers il nome di Obama.

 

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La reazione dei mercati dovrebbe essere negativa. Se la Fed immette meno liquidità in circolazione, il costo del denaro aumenterà, sebbene i tassi dell’istituto centrale rimarranno fermi fino al 2015. Tassi più alti produrranno minori investimenti in borsa e Wall Street potrebbe scontare già da queste sedute un calo più o meno marcato degli indici. D’altronde, dal crollo di Lehman Brothers ad oggi sono passati esattamente 5 anni e i consumi americani sono rimasti stagnanti, mentre l’indice S&P è esploso di due volte e mezza. Come dire, che l’eccessiva liquidità pompata dalla Fed ha spinto i titoli azionari e obbligazionari a livelli così alti, che è innegabile che essi non rappresentino in molti casi i fondamentali, essendosi creata una bolla.

 

Conseguenze tapering Fed in Europa

In Europa, l’impatto sugli indici azionari di un possibile “tapering” della Fed dovrebbe essere molto inferiore. In primis, perché da noi le borse sono volate molto di meno in questi anni, registrando, anzi, come nel caso italiano un crollo del 60% dal 2007 al 2012, in termini di capitalizzazione. Secondo: la BCE ha ancora munizioni da sparare, avendo tenuto i tassi più alti della Fed e non avendo attuato un QE in stile USA. Terzo: il ritorno di liquidità degli investitori americani, investita in questi anni nelle economie emergenti e ora allettata dall’aumento dei rendimenti in patria e in Europa, potrebbe portare a maggiori investimenti sulle borse del Vecchio Continente, come di recente ha pubblicato in un suo report Goldman Sachs.

 

Elezioni in Germania per decidere il destino dell’Europa

Tuttavia, anche i mercati europei non saranno immuni dall’incertezza e dal nervosismo, nei prossimi giorni. Anzitutto, le elezioni federali in Germania del 22 settembre. Un primo assaggio lo si avrà già questa domenica, quando si voterà in Baviera, roccaforte dei conservatori di Angela Merkel, dati in crescita nei sondaggi al 48% dal 43% ottenuto qui 5 anni fa. Se il centro-destra dovesse bissare il successo anche alle nazionali della domenica successiva, l’Eurozona sarà caratterizzata da una stabilità politica, che a questo punto i mercati auspicano, dopo l’allarme captato anche dal commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, per cui l’instabilità politica in alcuni paesi (leggasi: Italia, Grecia e Portogallo) rappresenterebbe un fattore di rischio per l’intera unione monetaria (Conti pubblici: perchè l’allarme dell’Europa è un favore a Letta).

E’ da escludersi la lettura pur comoda per i Piigs, secondo cui i mercati propenderebbero per una Grosse Koalition tedesca. In questa fase, più la politica sembra stabile, più gli investitori sarebbero contenti. Anche perché parliamo di uno stato-guida dell’Unione Europea, non della periferia.

 

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In generale, i fattori di nervosismo dovrebbero prevalere su quelli di rasserenamento del clima in borsa. Lo abbiamo visto anche alle ultime aste del Tesoro italiano di ieri e mercoledì, quando i nostri titoli di stato hanno esitato rendimenti in evidente crescita, frutto della maggiore cautela degli investitori verso il nostro paese.

 

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