Fusione Unicredit SocGen: cosa ne pensano gli analisti

Unicredit batte la fiacca a Piazza Affari dopo la smentita di SocGen sull'ipotesi fusione. Anche gli analisti sono molto freddi

di Enzo Lecci, pubblicato il
Unicredit batte la fiacca a Piazza Affari dopo la smentita di SocGen sull'ipotesi fusione. Anche gli analisti sono molto freddi

L’argomento clou della giornata è rappresentato dalle indiscrezioni di stampa del Financial Times in merito all’ipotesi fusione tra Unicredit e SocGen. Come noto le indiscrezioni lanciate questa mattina sono state smentite da parte francese ma non è comunque un mistero che da tempo si parli di possibile integrazione tra i due colossi bancari (Unicredit vola su ipotesi fusione con SocGen).

Cosa pensano gli analisti di questo scenario? Secondo il parere di Jefferies sono oramai 15 anni che si parla di fusione Unicredit SocGen ma, in concreto, non sono mai stati fatti passi in avanti. Jefferies ritiene che “un ostacolo significativo” all’ipotesi fusione sia rappresentato dal contesto normativo e da quello politico. Osserva Jefferies che, poichè è assente, una vera e propria Unione bancaria in Europa, le possibilità che Unicredit possa attuare il suo disegno sono ritenute molto basse.

Sulla stessa lunghezza anche gli analisti di Mediobanca per i quali se è vero che tanto tempo si parla di ipotesi integrazione tra Unicredit e SocGen, è altrettanto vero che l’esperienza dell’AD di Unicredit, Jean-Pierre Mustier rende ora l’opzione “ancora più credibile”. Piazzetta Cuccia, però, ritiene che Unicredit oggi non è pronta ad uno scenario simile. Di conseguenza, l’opzione viene considerata “molto lontana, così come è stato nel caso di Commerzbank l’anno scorso (quando si è parlato della possibilità di un deal UniCredit-Commerzbank)”.

Non è dissimile il parete di Equita che in un report dedicato al caso ha affermato: “Secondo quanto riporta FT, i vertici di UCG starebbero studiando una fusione con SocGen: l’analisi del deal sarebbe nella fase embrionale e non vengono forniti ulteriori dettagli. Restiamo convinti che, fino all’effettiva introduzione di un sistema di garanzia unica a livello europeo sui depositi, i merger cross border restino opzioni molto difficili da realizzare. Inoltre l’attuale fase di incertezza politica in Italia non agevola un percorso di questo tipo. Dal punto di vista del business inoltre avremmo alcune perplessità in quanto”. Equita ritiene che “1 – I deal cross border solitamente generano limitate sinergie da costo specie in caso di assenza di sovrapposizione territoriale nei mercati core (ed è il caso di UCG e SocGen), eventuali risparmi si possono generare solo in alcuni business (corporate). Ci sarebbero alcune sovrapposizioni in Est Europa (Repubblica Ceca, Russia, Buglaria e Romania) ma crediamo che lo spazio di cost cutting sarebbe limitato.
2 – l’execution risk dell’integrazione potrebbe superare in termini di beneficio eventuali sinergie da costo.
3 – il quadro regolamentare sul capitale non è necessariamente stabilizzato per le banche europee mentre UCG ha già fornito dettagliate indicazioni in merito agli impatti delle nuove iniziative sul capitale in arrivo nei prossimi anni (Basel4, EBA guidelines etc) – confermando un CET1 di c12.5%. UCG e SocGen hanno multipli (P/TE c0.55x) e redditività simile (ROTE c7%) ma UCG vanta un CET1 superiore (12.8% post impatti regolamentari di medio termine vs Socgen 11.4%): ci aspetteremmo quindi una valutazione leggermente a premio in caso di M&A per UCG. Ipotizzando risparmi del 15% sulla base costi del corporate banking di Socgen e 5% da ricavo, otterremmo 1.5bn di sinergie lorde. Il P/E 2020 di UCG scenderebbe da 6.1x a 5.5%, il ROTE da 8.6% a 9.1%, e il P/TE resterebbe stabile a c0.5x. Con 1.5bn di oneri di integrazione, il CET1 della combined entity scenderebbe a 11.9% (pre impatti regolamentari su SocGen ovvero 11.5% post Basel4 ed altri impatti)”.

Allo stato attuale ci sembra difficile giustificare una business combination, anche in relazione al potenziale di upside stand-alone di UCG che – attraverso l’execution del derisking – dovrebbe avvicinare un P/TE di 0.8x-0.9x nel medio termine”.

Il titolo Unicredit intanto sta segnando una flessione dello 0,6%.

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