Fusione Fonsai Unipol: assemblee al via. Incognita Azionisti Risparmio Milano Assicurazioni

Via libera già da Unipol. L'esito è scontato anche in FonSai e Premafin, più incerto in Milano Assicurazioni. Dalla fusione nascerà il secondo polo assicurativo italiano dopo Generali

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

fonsai unipolE’ iniziata la raffica di assemblee straordinarie dei soci per approvare  la fusione per incorporazione di Unipol Assicurazioni, Premafin e Milano Assicurazioni in Fondiaria Sai, la ex compagnia dei Ligresti.

Stamane, gli azionisti di Unipol hanno approvato la fusione con Fonsai. La notizia è stata comunicata da Fabio Cerchiai, che sta presiedendo l’altra assemblea di FonSai, iniziata alle 10. Alle 18 di stasera si terrà l’assemblea di Premafin, la ex holding di controllo della famiglia Ligresti, mentre per domattina sono stati convocati i soci di Milano. Il processo delle approvazioni si completerà il prossimo lunedì, quando saranno chiamati ad esprimersi i soci della categoria speciale delle risparmio di Milano.

Ricordiamo che il via libera in sede straordinaria si ha con l’ok di almeno i due terzi del capitale presente. Nessun problema in Premafin, controllata da Unipol all’80,928%, così come FonSai possiede il 63,4% di Milano Assicurazioni. Di fatto, però, il via libera sembra scontato anche in FonSai, dato che è presente in queste ore in assemblea il 63,13% del capitale, di cui il 41,93% di Unipol, il 6,65% di Unicredit, il 3,03% di Sator e il 2,4% di Anima. Così, la sola Unipol peserà per i due terzi del capitale presente, a cui va sommato anche il capitale di Unicredit, regista dell’operazione insieme a Mediobanca.

 

Unico punto interrogativo è su Milano Assicurazioni

In teoria, quindi, rimane ancora solo il dubbio per la Milano, sin dall’inizio recalcitrante sul processo di integrazione, anche perché vanta una situazione finanziaria positiva, dissimile dallo sconquasso a cui è stato soggetto in questi anni il resto del gruppo. I più ostili sarebbero gli azionisti delle risparmio, dove è previsto un quorum minimo di partecipazione del 20% per l’assemblea. Il pericolo di un mancato raggiungimento del quorum, però, è stato sventato questa estate dalla stessa Bologna, che ha rastrellato azioni di risparmio per il 26,55% del capitale della categoria.

In ogni caso, la fusione si farà con o senza Milano. Nella prima situazione, Unipol avrà il 63% del capitale ordinario di UnipolSai, il nuovo soggetto che nascerà dalla fusione, Premafin lo 0,85%, FonSai il 25,46% e Milano il 10,69%. Nel caso di una fusione a tre, le quote sarebbero pari al 70,53% per Bologna, allo 0,97% per Premafin e al 28,5% per FonSai.

E’ previsto il diritto di recesso di 0,686 euro per ciascuna azione di risparmio di Milano che non intende partecipare alla fusione, inferiore al prezzo di chiusura di ieri a Piazza Affari di 0,8945 euro. E gli azionisti Premafin godranno del diritto di recedere a 0,1747 euro per ciascun titolo.

 

Verso il secondo polo assicurativo italiano

Con l’ok delle assemblee nascerà il secondo polo assicurativo in Italia, dietro solo a Generali. Per questo, l’iter autorizzativo è stato molto più lungo e complesso del previsto, se pensiamo che l’interesse di Unipol è stato reso pubblico alla fine di gennaio del 2012. Da allora, i Ligresti sono finiti prima sotto indagine per varie ipotesi di reato e qualche mese fa arrestati per presunti reati legati alla gestione di FonSai. Nel frattempo, l’Antitrust ha chiesto e ottenuto una sorta di dimagrimento del nuovo colosso assicurativo con la cessione di alcuni assets, al fine di evitare sovrapposizioni su base provinciale e un’eccessiva concentrazione a discapito della concorrenza.

Ma nel futuro di UnipolSai non saranno solo rose e fiori. Stamattina, ad esempio, è tornato alla carica Dario Trevisan, rappresentante degli azionisti di risparmio FonSai di classe A, che nel corso di un suo lungo intervento all’assemblea straordinaria della compagnia, ha denunciato la struttura azionaria inefficiente e irrazionale, ricordando come anche l’ad Unipol, Carlo Cimbri, l’abbia definito già “bizantina”, salvo non avere presentato un piano per la sua razionalizzazione. Tra le varie anomalie, si ha una distribuzione miliardaria degli utili e una retrocessione privilegiata delle azioni ordinarie per 1,3 euro ciascuna, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi. Tutti fattori che la fusione non metterebbe in discussione, secondo Trevisan, quando servirebbe un processo che eviti le distorsioni attuali.

 

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