Fuga dalle banche italiane. Il consiglio di Citigroup

Un analista di Citi lancia un preciso allarme: le banche italiane sono meno solide di quanto possa sembrare

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Citi bankLe banche italiane meno solide di quanto sembri. E’ l’allarme lanciato dall’analista di Citigroup, Matt King, secondo cui gli investitori farebbero bene a tenersi alla larga dai titoli dei nostri istituti. La ragione è semplice: da un mese, la stanza di compensazione europea, LCH Clearnet, ha deciso di non garantire più per la solvibilità delle transazioni pronti contro termine effettuate dalle nostre banche. In sostanza, la divisione italiana della “clearing house” si rifiuta di garantire, come dovrebbe, per le operazioni intrattenute con gli istituti italiani, timorosa che ciò porti ad addossarsi perdite potenzialmente eccessive e tali da mettere in crisi l’intera LCH Clearnet.

 

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Si tratta di una misura assai grave. Vi ricordate la crisi dello spread dell’ottobre-novembre del 2011, che portò alle dimissioni del governo Berlusconi? Ebbene, essa originò in grossa parte proprio per la mancata accettazione dei nostri BTp a garanzia, da parte della LCH Clearnet, in quanto i livelli di spread erano considerati eccessivi (oltre quota 450 bp). Il rifiuto della stanza di compensazione contribuì quasi due anni fa all’impennata dello spread fino alla ormai tristemente famosa soglia dei 576 punti intraday, sebbene potremmo anche affermare che la società si sia più che altro limitata a prendere atto della crisi dei nostri bond.

La stessa cosa starebbe accadendo adesso. Un guaio per i nostri istituti, che stando a Bankitalia necessiterebbero complessivamente di oltre 5 miliardi di euro di maggiori capitali. E la situazione di maggiore rischio riguarda MpS, che entro il 2014 dovrà reperire 2,5 miliardi per il maxi-aumento di capitale chiesto dalla Commissione di Bruxelles, in cambio del via libera ai Monti-bond (Mps, la salvezza si chiama Bnp Paribas?

L’ammontare, già in sé non di poco conto, è pari all’attuale valore di capitalizzazione in borsa del terzo istituto italiano. Figuriamoci cosa potrebbe accadere se il consiglio di King fosse preso in considerazione da parte degli investitori.

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