Fonsai Unipol, fusione a rischio per Giulia Ligresti

I Ligresti vanno all'attacco: Mediobanca e Unicredit sapevano che Unipol fosse fragile finanziariamente. Il via libera dell'Ivass alla fusione non è più scontato

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La lunga strada che dovrebbe portare alla fusione tra Unipol e FonSai rischia di incontrare uno sbarramento di difficile rimozione. Ne è convinta Giulia Ligresti, l’ex presidente di Premafin, la holding di controllo dell’ex impero finanziario della famiglia, secondo la quale Mediobanca e Unicredit sarebbero state a conoscenza della fragilità finanziaria di Unipol e avrebbero indotto FonSai ad aumentare il capitale molto di più che di quanto effettivamente servisse, a discapito del valore in mano agli azionisti.

Secondo la figlia di Salvatore, gli istituti avrebbero solamente mirato a fare in modo che la fusione salvasse i conti di Bologna. Dichiarazioni che potrebbero costare un’indagine giudiziaria a suo carico.

 

Derivati Fonsai: la Procura vuol vederci chiaro

Il riferimento è all’iscrizione a bilancio pro forma da parte di Bologna di operazioni su titoli derivati, la cui diversa contabilizzazione ha determinato sull’esercizio 2011 una rettifica patrimoniale negativa per 7 milioni e pari allo 0,017% dell’attivo e una positiva sul conto economico 2012 per 28 milioni. A conti fatti, quindi, non si è trattato di un dramma contabile, mentre più complessa potrebbe essere la questione relativa al buco delle riserve sinistri di FonSai per 600 milioni nel 2010. La Procura di Torino sta indagando per i reati di falso in bilancio, ma anche forse di manipolazione del mercato e di falso in prospetto. Tenendo conto che la compagnia avrebbe integrato le riserve per 615 milioni già nello stesso 2010, le riserve avrebbero dovuto essere rimpinguate, invece, di almeno 1,2 miliardi.

Tuttavia, negli esercizi 2011 e 2012, FonSai ha integrato tali riserve per 810 e 808 milioni, rispettivamente, portando a oltre 1,6 miliardi il ripiano. Pertanto, anche la falla nei conti della ex compagnia dei Ligresti sarebbe stata richiusa.

Diversa sarebbe la questione, nel caso in cui gli atti giudiziari dimostrassero che la fusione a quattro tra Unipol, FonSai, Premafin e Milano Assicurazioni sia stata manipolata. Ricordiamo, ad esempio, le indagini del pm milanese Luigi Orsi sul famoso “papello” siglato da Salvatore Ligresti e dall’ad Mediobanca, Alberto Nagel, in cui sarebbe stato trascritto un accordo preliminare per giungere alla fusione tra le compagnie, assicurando alla famiglia dell’ingegnere benefici mai comunicati al mercato.

 

Fusione Unipol Fondiaria Sai torna in bilico

Se fosse dimostrata la veridicità delle accuse, potrebbero scattare le richieste di risarcimento degli azionisti delle rispettive compagnie e con il rischio reale di fare saltare l’operazione, per la quale entro il 20 maggio sarà inviata dalle compagnie all’Ivass la relativa documentazione sollecitata. Molto improbabile, però, che la fusione salti per uno stop delle authority.

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