Fonsai, cosa accadrà dopo l’arresto dei Ligresti?

Mentre si parla con insistenza di una possibile class action contro la compagnia assicuratrice all'orizzonte si profilano più concrete novità nel processo di fusione tra Unipol e Fonsai

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arresto LigrestiL’arresto di tutta la famiglia di Salvatore Ligresti e degli amministratori sotto la sua gestione archivia anche nell’immaginario collettivo una conduzione certamente sconsiderata del polo assicurativo, aldilà degli aspetti più propriamente legati alle inchieste giudiziarie.

Il gip ha ritenuto evidentemente valide le conclusioni a cui è giunta la Procura di Torino, secondo cui FonSai avrebbe avuto negli anni bilanci falsificati e, in particolare, quello 2010.

Le riserve sarebbero state sovrastimate per 600 milioni di euro, consentendo ai Ligresti di trasferire in capo alla loro Premafin, holding di controllo di FonSai-Milano Assicurazioni, qualcosa come 253 milioni di utili, che altrimenti non le sarebbero spettati. Anzi, la cassaforte di famiglia avrebbe subito perdite.

Il discorso, da giudiziario potrebbe avere pesanti ripercussioni finanziarie. La stessa Procura parla di 12 mila risparmiatori truffati. Sarebbero gli azionisti Fonsai, che a causa dei presunti magheggi contabili degli amministratori di fiducia dei Ligresti, avrebbero visto evaporare il loro investimento, quando la compagnia è stata oggetto di acquisizione da parte del Gruppo Unipol.

 

Class action Fondiaria Sai: cosa prevede la legislazione italiana

Ora, ci sarebbero gli estremi per dare vita a una class action, ossia a un’azione risarcitoria collettiva? Va detto che questa misura è prevista da qualche anno nel nostro ordinamento, sebbene appartenga più alla cultura giuridica e finanziaria del mondo anglosassone. Non si conoscono bene i limiti dell’applicazione di tale azione, mentre grossi casi non ne siano ancora esistiti nel nostro paese. Da qui, un certo scetticismo.

Anche perché una class action potrebbe essere indetta solo quando si sarà accertata con sentenza definitiva la responsabilità della famiglia dell’ingegnere di Paternò e degli amministratori da questa nominati. Nella pratica, bisognerebbe aspettare una sentenza di terzo grado, vale a dire la Cassazione. Passerebbero anni, tanti.

 

Fusione Fonsai Unipol: i mercati sembrano fiutare delle novità

Diverso è il caso che riguarda la fusione FonSai Unipol. Qui, la questione giudiziaria potrebbe venire in soccorso degli attuali soci della ex compagnia dei Ligresti. La Consob ha esentato finora Unipol dal lancio di un’Opa obbligatoria sulle azioni rimanenti di FonSai, pur in presenza di un chiaro trasferimento del controllo dalla famiglia al gruppo assicurativo delle coop.

L’unica richiesta che la Vigilanza ha avanzato a Bologna è stata lo sbianchettamento del diritto di manleva, presente negli accordi tra i Ligresti e Unipol. Diritto, che escludeva la famiglia e gli amministratori da essa nominati dall’essere oggetto di una qualsiasi azione di responsabilità da parte dei nuovi vertici.

Ora, il mercato sembra credere che qualcosa possa cambiare. Lo dimostrerebbe il fatto che alla notizia degli arresti, il titolo FonSai è prima scivolato a Piazza Affari e poi è risalito. Perché? Forse, gli investitori si aspettano che anche alla luce dei nuovi eventi giudiziari, la Consob possa annullare l’esenzione e chiedere a Unipol di lanciare un’Opa sulle azioni rimanenti, cioè oltre al 35% già detenuto in FonSai. Questo, per trasferire valore alla compagine azionaria di minoranza, rimasta a bocca asciutta dal piano Unipol. Sarebbe un modo per risarcire gli azionisti delle perdite subite dalla gestione dubbia dei Ligresti. Tuttavia, sorge una questione soggettiva: i soci attuali non sono esattamente gli stessi degli anni in cui sarebbero avvenute le truffe ai loro danni. Con l’Opa obbligatoria, quindi, sarebbe sanata una situazione formale, ma resterebbe in piedi la possibilità di fare ricorso da parte di chi effettivamente si ritiene danneggiato.

A dire il vero, gli azionisti di oggi potrebbero essere “miracolati” da un qualche intervento della Consob in loro favore, avendo probabilmente comprato i titoli a prezzi stracciati, per rivenderli eventualmente a valori congrui, sulla base dell’Opa obbligatoria. Altra questione: ma nel caso Unipol dovesse procedere al rastrellamento delle azioni di quanti vogliano vendere, il prezzo di tale offerta sarebbe quello di un anno fa, oppure fissato sui corsi dei sei mesi precedenti all’annuncio, come stabilisce il TUF? In questo secondo caso, si tratterebbe di una mezza beffa. E’ evidente che l’Opa sarebbe una misura favorevole ai soci di minoranza, solo se tarata sulle (migliori) condizioni offerte a suo tempo ai Ligresti, quando Unipol prese possesso del controllo di FonSai.

In questo quadro, l’attore che rischia realmente di perderci è Unipol, che si aspetta la fusione entro il 2013, ma resta in attesa di un via libera dell’Ivass, l’istituto che ha sostituito l’ex Isvap.

Non meno problematica rischia di essere la posizione di Unicredit e Mediobanca, creditori di FonSai. Piazzetta Cuccia è già nel mirino degli inquirenti di Milano per un presunto accordo rinvenuto sul famoso “papello”, con cui l’istituto s’impegnava a garantire alla famiglia una buonuscita molto dignitosa, in cambio di un suo ok ad Unipol. Ma l’accordo non fu mai comunicato al mercato, tanto che l’ad Mediobanca, Alberto Nagel, risulta indagato insieme a Salvatore Ligresti, sebbene abbia sempre respinto l’accusa, sostenendo di avere soltanto abbozzato un’ipotesi di accordo.

Gli arresti eseguiti da Torino fanno tremare tanti protagonisti di una vicenda che si trascina da fin troppo tempo.

 

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