Finmeccanica non sarà una nuova Telecom, governo frena su vendita all’estero

Il ministro Zanonato rassicura che si tenterà la carta delle alleanze internazionali e non della cessione tout court. Ruolo decisivo per Cdp, divenuta una nuova Iri. Intanto i sindacati lanciano un nuovo allarme su occupazione e su tenuta industriale

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Finmeccanica AnsaldoDopo i casi Telecom ed Air France, nel giro di qualche giorno arriva anche quello di Finmeccanica. La società controllata dal Tesoro e gioiello della difesa potrebbe fare anch’essa la fine degli altri pezzi industriali citati, prendendo il volo per l’estero. Ciò riguarda, in particolare, le tre controllate: Ansaldo Breda, Ansaldo Energia e Ansaldo Sts.

In crisi di risorse e oberata di debiti, Finmeccanica non sarebbe in grado di valorizzare ciascuna delle tre società, né di sostenerne i piani di investimento. Per questo, si rende necessario uno spacchettamento, che potrebbe passare per la cessione ad investitori stranieri.

 

Vendita Ansaldo Energia: Doosan resta in prima linea

In particolare, i sudcoreani di Doosan sono interessati all’acquisizione di Ansaldo Energia e già da settimane l’accordo è quasi raggiunto, come conferma lo stesso ad Alessandro Pansa, che incontrando i sindacati di Fim, Fiom e Uilm, ha parlato di “trattativa in fase molto avanzata”.

Per Ansaldo Breda, invece, vero pozzo senza fondo del gruppo, si prospetta la soluzione americana, con la controllante  a preferire una cessione a General Electric, in alternativa all’interessamento dimostrato dai giapponesi di Hitachi.

Ma bisogna ammettere che regna soprattutto la confusione. Anche perché il governo vorrebbe fare valere la sua partecipazione in Finmeccanica, delineando il perimetro entro cui le operazioni potranno avvenire.

Per questo, si parla da diversi giorni di un coinvolgimento della Cdp, attraverso la controllata del Fondo strategico italiano (Fsi). Quest’ultimo potrebbe rilevare il 100% di Ansaldo Energia, oggi nelle mani di Finmeccanica al 55% e del fondo americano First Reserve per il restante 45%. In un secondo momento, però, una quota significativa, ma di minoranza, potrebbe essere ceduta da Fsi a Doosan. Domanda: ma i coreani sarebbero interessati a rilevare una partecipazione di minoranza in Energia, con il governo a fare da azionista di maggioranza? Si tratta, inoltre, di una novità delle ultime ore, perché fino a qualche giorno fa si vociferava di un ingresso della Cdp solo per la quota relativa a Finmeccanica e con i coreani ad entrare con una quota anche di maggioranza.

 

Governo diviso sul destino di Finmeccanica

Più in generale, è il riassetto del gruppo a non essere chiaro, anche perché dentro al governo ci sarebbero almeno due linee diverse. In un’intervista al Sole 24 Ore, il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, ha rassicurato sul fatto che non si andrebbe verso vere e proprie cessioni, bensì a una soluzione di partnership con soggetti internazionali.

E il sottosegretario all’Economia, Stefano Fassina, ha delineato la prospettiva che tutte e tre le controllate (Breda, Energia e Sts) siano accorpate e poi cedute alla Cdp, la quale potrà, poi, cercare alleanze anche internazionali, ma assicurando una quota significativa di italianità. Finmeccanica, quindi, avrebbe le energie e le risorse per concentrarsi su difesa, sicurezza e aerospazio.

Il cambio di passo del governo Letta potrebbe essere stato determinato dall’impressione suscitata in questi giorni, quando altre due grosse realtà industriali dell’Italia stanno per passare definitivamente in mani straniere e di soggetti concorrenti: Alitalia ai francesi di Air France e Telecom agli spagnoli di Telefonica.

 

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La Cassa Depositi e Prestiti è una nuova Iri

E la Cdp sembra essersi ormai trasformata in una nuova Iri, focalizzandosi sulle partecipazione in tutti gli assets più rilevanti dell’industria italiana (potrebbe presto acquisire almeno il 20% della società che controllerà la rete telefonica fissa).

Una rassicurazione anche al mondo sindacale, che teme pesanti ripercussioni all’occupazione, nel caso in cui si desse vita a privatizzazioni reali, con il passaggio di consegne a imprese straniere. Nel caso specifico, temono che gli stabilimenti Breda di Pistoia e Napoli siano venduti separatamente da quelli minori di Reggio Calabria e Palermo, indebolendone la realtà industriale e occupazionale. E non è casuale che abbiano chiesto l’intervento del governo, tramite l’Fsi della Cdp.

 

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