Fiat, il controllo resterà italiano grazie all’Olanda

Fiat potrà mantenere l'italianità dell'assetto proprietario, grazie alla legge olandese sull'emissione di azioni con voto multiplo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Fiat resterà italiana grazie all'Olanda?Sembra un paradosso, ma il trasferimento della sede legale di Fiat Chrysler Automobiles da Torino ad Amsterdam consentirà al gruppo di conservare la sua proprietà italiana, molto più di quanto non sarebbe possibile farlo, restando in Italia.

Sappiamo che Fiat Chrysler si quoterà a Wall Street, trasferirà la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda. Finora, si è sostenuta la tesi che sia tutta una questione di soldi: nel Regno Unito si pagano meno tasse. Questo è vero, ma spiega solo in minima parte la strategia di Sergio Marchionne. Con la sede fiscale nel Regno Unito, certamente si pagherà una corporate tax del 20% sui dividendi, mentre gli utili delle controllate sono quasi esentasse e le spese di ricerca e sviluppo detassate. Questo ci fa capire perché conviene pagare le tasse a Sua Maestà e non a Roma. Ma non ci voleva un economista raffinato per intuirlo.

Altra questione, ben più importante, forse, riguarda la sede legale. Quale vantaggio offre l’Olanda a Fiat, che l’Italia non potrebbe darle? Risposta: la presumibile certezza del controllo della società da parte degli Agnelli, anche nel caso di diluizione del capitale.

Lo schema di fusione tra Fiat e Chrysler segue il modello già sperimentato per Cnh Industrial. In quest’ultimo caso, infatti, con il 27,2% di capitale, Exor – la holding di casa Agnelli – esercita il 40,25% dei diritti di voto in assemblea, grazie all’emissione di 474 mila azioni speciali, ossia con diritto di voto multiplo, di cui 366 mila sono andate alla finanziaria torinese. Un altro 3% è esercitato, poi, da Fiat.

Anche per Fiat Chrysler è stata prevista l’emissione delle azioni con diritto di voto multiplo in assemblea e che saranno distribuite ai soci che manterranno il titolo fino alla fusione ufficiale e per un periodo successivo di almeno tre anni. In questo caso, con il 30% del capitale, Exor potrebbe esercitare in assemblea oltre il 50% dei diritti di voto, blindando la proprietà e rendendola non contendibile, tenendola lontana da scalate ostili.

Ciò vale a maggior ragione che Fiat avrà bisogno di attingere a nuovi capitali per rilanciare Alfa Romeo, come ha promesso di fare Marchionne. Gli Agnelli potrebbero partecipare anche per meno del 30% a un ipotetico aumento di capitale, restando pur sempre con un pacchetto di controllo inattaccabile.

Certo, dovranno rinunciare al dividendo sul 2013, per rafforzare il patrimonio, ma al contempo, l’incasso di 2 miliardi dalla vendita della partecipazione di Exor nella svizzera Sgs (1,5 miliardi la plusvalenza) permetterà di distribuire qualcosa ai soci.

Grazie alla strategia di ottimizzazione societaria perseguita da Marchionne, Fiat potrà guardare con maggiore serenità alle alleanze internazionali, necessarie per contrastare colossi come Volkswagen e Toyota. Potrà cercare un partner in Europa (Peugeot?) o in Asia, certa che la legislazione olandese consentirà agli Agnelli di non perdere il controllo del gruppo. Paradosso vuole, quindi, che l’italianità di Fiat sia assicurata dall’Olanda.

 

 

Argomenti: Borsa Milano, FCA

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