Fiat approva la fusione con Chrysler. Ecco perché va in Olanda

Il cda di Fiat ha approvato la fusione con Chrysler e lo spostamento della sede del gruppo in Olanda, dove la legislazione permette l'esercizio del doppio voto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Fiat approva fusione con ChryslerIl cda di Fiat ha approvato la fusione con il gruppo automobilistico americano Chrysler, attraverso l’incorporazione con la controllata Fiat Investments N.V. Questa società ha sede in Olanda e al completamento dell’operazione si chiamerà Fiat Chrysler Automobiles N.V. FCA diventerà la holding del gruppo.

Gli azionisti Fiat riceveranno un’azione FCA per ogni azione Fiat detenuta pre-aumento. La loro quotazione avverrà sul New York Stock Exchange (Nyse) e probabilmente anche sul Mercato Telematico Azionario di Milano.

La sede della società post-fusione, quindi, sarà in Olanda e la quotazione negli USA. Proprio il primo aspetto consente a Fiat di continuare a detenere il controllo dell’intero gruppo, anche nel caso di operazioni diluitive. Infatti, gli azionisti che partecipano alla fusione e quelli che deterranno le nuove azioni FCA per un periodo continuativo di almeno tre anni otterranno la possibilità del diritto di voto speciale in assemblea, ossia potranno esercitare un voto doppio per ciascuna azione ordinaria detenuta. L’emissione delle azioni con voto speciale avrà un impatto sulla percentuale dei diritti di voto in FCA, in base all’effettivo esercizio di tale diritto da parte degli azionisti.

Il progetto di fusione è subordinato al verificarsi di determinate condizioni: all’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti, che dovrebbe essere convocata per il terzo trimestre; all’ammissione alla quotazione al Nyse; all’esborso di una somma massima di 500 milioni di euro per l’esercizio del diritto di recesso degli azionisti e del diritto di opposizione dei creditori. L’operazione dovrebbe essere completata entro l’anno.

Il board ha anche deliberato l’emissione di uno o più prestiti obbligazionari per un importo massimo di 4 miliardi di euro o importo equivalente in divisa straniera, da esercitare anche tramite le società controllate entro il 31 dicembre 2015, sulla base delle condizioni di mercato.

 

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